DelfinsBlog (Guido Arata)

Strategie Web, gestione di progetti, business

Con Done! abbiamo dato vita ad un dipartimento di Ricerca e Sviluppo con l’obiettivo di approfondire circa il mondo dei Social Media, per arrivare a proporre soluzioni innovative alle quali gli altri, spesso troppo adagiati sugli allori, non pensano. Tra i vari settori che stiamo approfondendo c’è Pinterest, il social network del momento. Bene, le nostre ricerche ci hanno permesso – tra le altre cose – di possedere una collezione di dati  (ed una relativa interpretazione) che abbiamo deciso di riassumere in un’infografica.

Per arrivare ai dati riportati abbiamo seguito diverse strade: abbiamo combinato dati riportati pubblicamente in Rete, abbiamo ricavato dati ed informazioni tramite portali di metriche (Google Insight for Search, vari motori di ricerca di keyword per Twitter, ecc), ed abbiamo effettuato misurazioni manuali. Il risultato è a mio avviso notevole e di grande interesse per chi voglia capire chi è l’Utente di Pinterest e come usa Pinterest. Abbiamo raccolto i dati per la nostra infografica con l’obiettivo di dare il più possibile risposta a queste due domande.  Ecco il frutto delle nostre fatiche

Diffondi l’infografica:

L’innovazione o la fai o la subisci” ha affermato Andrea Zappia, AD di SKy Italia. Ed è per questo che Sky scende in campo con un prodotto – frutto sicuramente di un notevole investimento – che cambia le carte in tavola della TV tradizionale.

Si chiama SkyGo, ed è molto semplice da spiegare: è un’app che ti permette di vedere i canali del tuo abbonamento Sky su iPhone, iPad o PC (Windows o Mac che sia). Non devi trovarti particolarmente vicino al decoder, ne sottostare ad altre particolari restrizioni: funziona in tutta Italia, sotto copertura 3G o Wifi. Basta avere un abbonamento a Sky HD. Nella pratica, significa che puoi fruire del tuo abbonamento al di fuori delle mura casalinghe (senza alcun costo aggiuntivo).

Ovviamente se lo usi da 3G il consumo di banda è notevole, percui se hai un piano dati a consumo dati pensaci due volte prima di usarlo in 3G. La qualità è buona, quanto basta per una fruizione “on the go”, ed il ritardo tra ciò che vedi in TV e quello che vedi sul device può variare dai 20 secondi ai 2 minuti. La discriminante è la qualità del segnale di connessione: SkyGo riceve un po’ di flusso video, lo salva nel device, lo elabora e poi lo mostra; se la connessione è lenta, l’operazione di salvataggio si prolunga, creando il LAG.

L’incontro – al quale ho avuto il piacere di essere invitato – tra Sky ed alcune personalità della Rete italiana è stato piacevole ed informale, coronato da una interessante chiacchierata con Andrea Zappia, Amministratore Delegato di Sky Italia. Ha rivelato che Sky ha pronti 100 milioni di euro da investire in innovazione, e che il Futuro riserva meno novità per quanto riguarda nuovi canali Sky, ma allo stesso tempo una crescente offerta di contenuti di qualità sui canali esistenti.

Ed ha svelato la strategia di acquisizione nuovi clienti di Sky: far sentire speciali gli utenti che già sono abbonati. Un’approccio non banale, che in effetti riscontriamo negli ultimi spot televisivi e radiofonici.

(Photo credits: Alessio Jacona altre foto QUI)

2012: Pensa internazionale, e spacca

Studiamo in scuole dove chi ci dovrebbe insegnare ha perso ogni amore per il suo lavoro, ed ogni giorno non fa altro che portare in classe la sua disillusione, sottoforma di strafottenza, mala-istruzione, sfottò, maltrattamenti, indifferenza.

Marciamo in università un tempo grandiose ed oggi ferme agli anni 80. A Genova se vuoi andare in macchina a ingegneria hai un quartiere tutto a strisce blu da 1,5€ l’ora. Devi ingegnarti e trovarti parcheggi d’occasione e sfuggire al vigile. Andiamo a lezione ed incontriamo professori da troppo tempo adagiati per ritenere ancora intessante aiutare le 50 facce che hanno difronte a costruire il loro Futuro. Oppure troviamo alla cattedra un ricercatore troppo insicuro, sottomesso ed assuefatto per ribellarsi. Andiamo agli esami e non sappiamo se ci sarà il professore. Lavoriamo per mesi alla tesi e quando la discutiamo ci accorgiamo che le 5 persone che stanno di fronte a noi per giudicarci non hanno mai visto prima il progetto ne hanno idea di cosa tu stia parlando.

Usciamo di casa per farci una vita e ci imbattiamo il contratti che spacciati da “stage” ci danno un compenso di 450€. Ingoiamo il rospo. Al 6° stage che ci fanno fare, capiamo che si tratta di un gioco, e noi siamo le pedine.

Proviamo a mettere su un’attività tutta nostra, ed al primo anno arriva l’INPS a portarci via il 25% di una pensione che sappiamo benissimo mai riavremo indietro. Poi arrivano le tasse.

Nonostante tutto siamo bravi e concludiamo un bell’affare. Ma ci pagano a 120 giorni.

Abbiamo meraviglie che il Mondo ci invidia. Ma qualcuno ci scarichiamo i rifiuti tossici e gli scarichi degli hotel.

Sarà per tutto questo (e altro ancora) che quando andiamo all’estero spacchiamo i culi.

Ti auguro di pensare internazionale, in questo 2012

Cosa devono fare nel 2012

Facebook: inizia a sviluppare il Search, ad oggi inusabile. Obiettivo: indurre le persone ad usare il Facebook Search per trovare ciò di cui hanno bisogno. Non dimentichiamo che Facebook può indicizzare anche i contenuti al di fuori del dominio facebook.com, grazie all’Open Graph

Twitter: con il nuovo restyle si è fatto social, adesso è tempo di offrire agli utenti una migliore esperienza per quanto riguarda gli hashtag. Un servizio che li categorizzi, indicizzi, che li ordini. Per certi versi una storia su Twitter ha una cassa di risonanza maggiore, ma è tempo di dare la sterzata decisiva, e la hashtag-farm è la soluzione

Google+: rendi tangibili i benefici in termini SEO portati da un corretto utilizzo di Google+ da parte delle aziende, altrimenti preparati a venir dimenticato. Finora si sa che influisce, ma non è decisivo, è un rumor. Trasformalo in fatto tangibile

Foursquare: basta aggrapparsi alla gamification: ha funzionato, ti ha dato una spinta spaventosa. Ora però cambiala ‘sta marcia, la gamification non è la strada. La strada sono i servizi agli Utenti

Spotify: il Futuro è nelle tue mani. Portacelo un po’ anche qui in Italia, arriva!

Microsoft: lascia perdere fantomatici social network e getta anima e core sul Windows Phone 7.5: migliora il multitask, c’è (ampio) margine di miglioramento

, ed integra Skype e Gtalk nella messaggistica esattamente come finora hai fatto per la chat di Facebook.

Siamo eroi

(photo by Luca Sartoni)

Sono tornato da LeWeb e non riesco a togliermi dalla mente alcuni sguardi. Occhi pieni di incredulità stupore e compassione. Non certo da non dormirci la notte, ma quel tanto che basta per tormentarti quando meno te l’aspetti ed obbligarti a porti delle domande ed a confonderti nelle risposte.

Parlo della reazione di coloro ai quali mi sono trovato a spiegare che in Italia, venir pagato a 60 giorni è un privilegio. A 90 è una fortuna. Oltre è la prassi. Perchè qui ormai siamo assuefatti, ma quando ti trovi in un edificio stracolmo di gente da tutto il Mondo, hai l’occasione di confrontarti con loro e di vedere le loro reazioni: e capisci che là fuori – oltre i confini del nostro Belpaese – le cose funzionano diversamente.

Non sto qui a mugugnare ne a parlare di quanto sia bello l’Estero rispetto al nostro Paese. Sto qui per ricordare a tutti che il sistema dei pagamenti nel Mondo non funziona come da noi. Sto qui per ricordare a tutti quelli che sono “costretti” a piegarsi che nel loro piccolo sono degli eroi. Siamo degli eroi. Non lo dico io, lo hanno detto e ripetuto gli occhi delle persone con le quali ne ho parlato.

Le persone, francesi, danesi, tedesche, americane puntualmente mi chiedevano: “Ma come fate?“. Ed è qui che si accende in me quell’orgoglio misto a rabbia: “Facciamo“. Sì perchè ce la facciamo. C’è chi ce la fa adattandosi a queste regole e diventando giorno dopo giorno sempre meno eroe e sempre più carnefice, c’è chi si limita a diventare meno eroe perchè davvero non può fare altrimenti, chi gioca al compromesso, chi si adatta (spesso limitando le sue potenzialità) e diventa giorno dopo giorno sempre più eroe, chi fallisce.

Tu fai una fattura e ti aspetti di ricevere i soldi nel giro di qualche settimana. Così funziona all’estero. Da noi devi piegarti a dedicare una sempre crescente parte del tuo tempo a contattare il cliente per accertarti che il pagamento venga emesso. E se nei patti si è parlato di 60 giorni è proprio probabile che poi nei fatti divengano 90. Il tempo costa. E’ un costo attendere un pagamento che serve per pagare i propri fornitori. E’ un costo dedicare il proprio tempo ad elargire solleciti. Puoi essere il più grande esperto di applicazioni Facebook della Terra, il SEO più preparato, il designer più creativo, la startup più futuribile, lo sviluppatore più di qualità; ma non è detto che tu abbia il tempo, la voglia, lo stomaco, per stare appresso a chi ha usufruito di tuo servizio e tarda a pagarti. Quello che mi fa paura è che a questo punto del discorso mi viene da dire: “Eh ma è normale“. No. In Svizzera non è così. In Danimarca non è così. In Germania non è così. Non è così.

Attenzione non parlo di chi non paga. Questa categoria c’è in Italia come altrove. Parlo di un sistema che ci porta ad assuefarci a ricevere pagamenti a 60-90-120 giorni dalla consegna del servizio. Altrove non è così.

Ma noi andiamo avanti, siamo Italiani e quando il gioco si fa duro giochiamo. E non ci accorgiamo neanche più di quanto sia duro il gioco che ogni giorno affrontiamo. Se falliamo ci crolla tutto addosso ed è davvero dura rialzarci. Se ci riusciamo rimaniamo comunque indietro rispetto ai nostri colleghi all’estero.

La domanda ingenua è: “Chi ce lo fa fare?”. Le risposte sono personali, chiarissime, tutte sensate. Ma il Mondo là fuori va avanti, e noi siamo intrappolati qui.

Guido Arata

Guido Arata collabora con Banzai (Liquida e Studenti.it), Jack (mensile edito Gruner+Jahr/Mondadori), Il Sole24Ore, Telecom Italia. Studia Ingegneria Informatica. Cura il blog Tweetblog per Blogosfere, e gestisce il canale Blog del portale JackTech. L'esperienza maturata sul campo lo porta ad essere Social Media Strategist e Web Project Manager


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