Strategie Web, gestione di progetti, business
16 Mar
Di recente più di un amico mi ha rivolto la domanda: ma è vero che il blog è morto, o quantomeno è in disuso?
Secondo me il blog non è morto, secondo me è stato uno strumento in prima battuta osannato fino allo sfinimento, per il quale si sono avanzati impieghi azzardati che il tempo ha poi smentito. Ma questo non significa che lo strumento blog sia in fallito.
Inoltre, chi proclama la morte del blog è colui che oggi comunica sui social media a suon di short-status nei quali concentra opinioni e link. Ovvero buona parte degli opinion leader italiani. Questo perché aggiornare il proprio status è sempre possibile e soprattutto perché richiede un impiego di tempo infinitamente minore. Ed oggi gli opinion leader sono a tutti gli effetti “sommersi” di cose da fare, in quanto hanno i loro lavori, hanno gli incarichi che hanno raggiunto grazie alla loro popolarità e competenza (ormai riconosciuta), e hanno il loro ruolo di opinion leader da portare avanti. Gli manca il tempo, ed è quindi naturale che si orientino maggiormente verso uno strumento immediato e potente quale quello degli status, del micro-blogging. Ma attenzione, se il blog non è più lo strumento privilegiato di questa (ristrettissima) categoria di utenti, non significa che sia uno strumento in disuso.
16 Mar
Circa l’indagine Microsoft sull’intrattenimento digitale e sullo scenario del gaming in Italia ha già detto tutto Alberto. Davvero interessante.
16 Mar
Apprendo da Gigi che a breve Windows Live Messenger permetterà di connettersi al proprio account Facebook e di chattare con i propri amici. Non male come tentativo estremo per tentare di tenere in vita un software che - a detta dei miei stessi coetanei - è obsoleto seppure più performante: la chat di Facebook fa schifo, ma se cerco una persona alla quale scrivere ormai la trovo lì, non di certo su Messenger. Amici Messenger non lo aprono più. Io lo apro sempre meno.
Ed in questo scenario l’idea di un Live Messenger quale piattaforma di comunicazione piuttosto che un servizio a se stante è interessante (alla luce dell’indubbia diffusione del software).
11 Mar
Alberto segnala la nascita di due network di informazione iperlocale italiana: Percittà e CityNews. Dove per “iperlocale” si intende un’area geografica decisamente ristretta, un comune per esempio.
Sono fermamente convinto che il mercato per portali di informazione iperlocale gratuita e di qualità ci sia. A patto che l’informazione prodotta dia davvero focalizzata su un’area ristretta, e che si tratti di un’informazione continuativa, approfondita, giornalistica. Ma da questa convinzione mi sorgono dei dubbi.
Perché si possa dar vita alla suddetta tipologia di informazione, è necessario un team con sede in ciascuna area iperlocale. Questo ha dei costi. Pensare di poter aggirare il problema offrendo agli autori di ogni zona soluzioni di revenue-sharing sarà ben presto destinato a scontrarsi con la realtà: i ricavi i primi mesi non arrivano, i membri del team non vedono utilità economica in quello che fanno ed iniziano a dedicarcisi sempre meno. Finchè non chiedono di poter abbandonare la cosa. Trovarne degli altri non sarà difficile, vero. Ma il problema sorge in questa pausa, che seppure breve, intacca la qualità dell’informazione elargita di cui ho parlato sopra. Moltiplichiamo queste situazioni per 2-3-4-10 blog iperlocali e vediamo un network in difficoltà che non riuscirà ad affermarsi. Vi dice niente Blogolandia?
Attenzione, non penso che - in un simil progetto - il modello pubblicitario non sia un valido modello di business, tutt’altro: il blog iperlocale è a mio avviso la risorsa che meglio si addice ad un modello di business incentrato sull’advertising, perchè gli inserzionisti sono persone del luogo, fidelizzabili, e spaziano dal macellaio, all’edicolante, alla piccola azienda, alla pizzeria (e qui capite perché qualche paragrafo sopra ho sottolineato l’importanza di focalizzare il raggio di azione del blog ad un’area ristrettissima del territorio). E’ un modello di business che perseguirei. Quello che non funziona è il modello finora sempre adottato per la gestione e la retribuzione dei team iperlocali. Va trovata una strada diversa per raggiungere l’obiettivo.
Non so come si siano o si vogliano organizzare CityNews e Percittà, ma ho pensato di offrire loro le mie riflessioni circa un mercato interessante e difficile, che si apprestano a calcare. Auguri
10 Mar
L’arrivo di Google Buzz e delle sue forti funzionalità mobile geolocalizzate deve avere fatto piuttosto paura Facebook. A quanto pare - e non era impossibile immaginarlo - da tempo il team di Zukemberg lavorava all’integrazione degli status geolocalizzati, senza però decidersi sulle modalità di fruizione di tale funzionalità. Davanti a Google Maps Mobile che integra i buzz sulla mappa, Facebook ha sentito la necessità di far sapere che è online su questo tema, e che qualcosa di simile (e di migliore) bolle in pentola. A breve scoprirà le sue carte. Su Bits trovate quanto ha dichiarato il team (segnalato via Twitt da Tiziano)