Strategie Web, gestione di progetti, business
5 ago
Questa notte mi sono imbattuto in una interessante riflessione di Robert Scoble che ha a tema i blog tecnologici e che mi ha stimolato. L’ oggetto delle sue osservazioni erano i blog inglesi ed americani, ma direi che le stesse cose si possono dire pure per quelli nostrani. Robert ha scritto di essere rimasto deluso dalla piega presa dai blog tecnologici, sempre più lontani dall’ idea base del blogging. Alle origini infatti, si trattava di diari, di spazi nei quali si scriveva di test, esperienze, incontri, tutte personali, e quindi irripetibili, che davano al lettore storie e pareri soggettivi. Adesso, il discorso è nel globale ovviamente ci sono i casi isolati, i blog sono ben diversi, e questo perchè è penetrata l’ ottica del business. E’ quindi importante fare accessi, impressions, per sperare in click sulle pubblicità, o magari in contratti succulenti con prezzo fisso mensile. Ed allora è importante avere più di 3 articoli al giorno, averli subito, prima degli altri, posizionarli bene all’ interno dei motori e trattare tematiche che facilmente vengono ricercate dagli utenti. Un’ attività spasmodica, al cardiopalma, che spesso e volentieri porta nei feed RSS dei lettori tante news tutte identiche, spesso poco approfondite e quindi poco interessanti. E troppo spesso ci si dimentica di porsi la domanda "Ma quanto stò scrivendo è realmente interessante? Può avere un’ applicazione reale?"; anzi, il tragico è che spesso la domanda non la si dimentica, bensì la si accantona: è poco importante; serve un post. E’ questo quello che c’è adesso. E non è quello che serve. O meglio, serve, ma di questi blog ne bastano 2-3, dovrebbero essere l’ eccezione interessante e necessaria, mentre invece chi apre un nuovo blog all’ 80% dei casi si rifà a questi modelli. Ma questi allora non sono blog, intesi come lo erano alle origini; si rischia (e secondo me ormai è così) di chiamare "blog" un sito web basato sulla semplicità di inserimento di nuovi contenuti, quindi sulla sua struttura, anzichè sulla sua essenza, i contenuti.
E penso che l’ esplosione dei social network, dei servizi quali Last.FM, Twitter, Facebook, sia dovuta in parte proprio a questa trasformazione; si tratta infatti di luoghi nei quali ci si può esprimere, si possono condividere esperienze ed opinioni, senza avere il fiato sul collo del business (e se non lo vogliamo definire fiato sul collo, va bene pure "pulce nell’ orecchio"). E sembra pensarla come me Sarah Perez che su ReadWriteWeb parla del futuro dei blog. Servizi quali quelli sopra-riportati, raggruppati grazie a FriendFeed, sono in grado di dar vita ad una pagina che realmente rispecchi le esperienze, la soggettività, di ciascuno. E sono quindi queste le pagine nelle quali si trovano le individualità, gli scoop inediti, che forse mai diverranno scoop, ma che arricchiranno ben più di 20 articoli tutti uguali su Microhoo. E si tratta di strumenti forse migliori per esprimere se stessi rispetto ad un blog. Voi cosa ne pensate?
Dai visibilità al problema: Tweet #siamoeroi
Commenti da Facebook
One Response for "Riflessione: Il blogging tecnologico ed il futuro dei blog"
La tendenza è chiara, e non è per niente piacevole. Sono convinto che questo andamento possa portare guadagni nell’immediato, ma non può servire per fidelizzare gli utenti, che si troveranno decine di post uguali nel loro reader.
Nel lungo periodo la mancanza di qualità
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