Nei mesi scorsi Twitter ha incontrato più di una difficoltà a livello tecnico, con spesso server sovraccarichi che mostravano agli utenti errori che rendevano impossibile l’ invio di nuovi twitt. Questo ha fatto innervosire molti twitter-dipendenti, ed ha anche incoraggiato chi aveva una mezza idea di dar vita ad un servizio a lui concorrente, perchè metteva in mostra le fragilità di Twitter e lasciava spazio a porti alternativi. Da questa presa di coraggio è nato Rejaw, un servizio simil-twitter dall’ interfaccia grafica semplice ma moderna (Ajax a quanto basta) che mi ha stupito per rapidità e funzionalità offerte.

Alla base l’ idea è sempre la stessa: il microblogging. Ma mentre Twitter impone come lunghezza massima del messaggio 140 caratteri, Rejaw ne permette 1’000 (forse un po’ troppi). Come in Twitter, è possibile inviare messaggi visibili da tutti, i cosiddetti "Shout", e messaggi privati ad altri utenti, denominati "Whispers". Diciamo che fin qui niente di nuovo. A rendere però accattivante il servizio è la possibilità di integrare nei propri micro-messaggi contenuti multimediali quali immagini, video ed mp3, che vengono subito mostrati  Per integrarli in un messaggio basta inserirne l’ URL: il sistema in automatico ne riconosce la natura ed agisce di conseguenza, mostrandoli ai propri followers in un apposito lettore multimediale interno alla timeline.

Altra features che proprio ieri mi chiedevo se non bisognasse chiedere a Twitter di integrare, il fatto che a ciascun messaggio (e successiva discussione) venga associato un permalink (ecco un esempio). Con il fatto che non è raro il citare in un post un twitt, risulta molto comodo poterlo linkare.

Si tratta di un ottimo servizio, che si trova però difronte alla grande impresa di penetrare nell’ immaginario collettivo e di scalfire il primato che ormai Twitter esercita per inerzia. Intanto, mi trovate qui.

Dai visibilità al problema: