Strategie Web, gestione di progetti, business
2 ott
Autore: Guido Arata
Abbiamo parlato di Web 2.0 e di come questa rivoluzione abbia influenzato i più disparati campi, dall’ informazione, ai video live, dalla moda, alla musica, affrontandole una ad una nello specifico. E allora mi è sorta una curiosità, che ho deciso di soddisfare approfondendo: in piena era 2.0, dove si stà muovendo l’hacking? Questa spinta collaborativa, della condivisione, come stà influenzando ed influenzerà la figura degli hacker?
Se un tempo i gruppetti di hacker erano piuttosto chiusi, composti da pochi membri, e hanno contribuito in maniera basilare alla nascita di Internet come oggi lo conosciamo e della tecnologia come la intendiamo tutt’ora, nel momento in cui la filosofia dominante è quella della libera circolazione di idee opinioni e contenuti, come cambia questa figura? Ho rigirato questa domanda a Gianni Amato, da anni coinvolto nel mondo della sicurezza informatica, che mi ha spiegato: "Le parole chiavi del web 2.0 sono informazione, condivisione, socializzazione. Chi ne giova è l’utente finale, a prescindere che sia un hacker o no. Questo ha portato un notevole cambiamento nel modo di comunicare tra le comunità hacker, oggi un po’ meno underground. E’ cambiata l’industria e la tecnologia, l’end point è sempre più rappresentato dai servizi web, e questo ha fatto sì che cambiasse anche il target pur mantenendo gli obiettivi etici.". Quindi effettivamente il Web 2.0 ha portato nuovi strumenti agli hacker, ma veniamo al secondo parere che ho raccolto, quello di Matteo Flora, che ha posto invece l’ accento su come il Web 2.0 sia inteso dagli hacker come nuovo mezzo. "Sicuramente con il Web 2.0 si sono evoluti gli attacchi ed ora esistono tool automatizzati, ma ciò che è importante considerare è il fatto che le Social Networks rappresentano una fonte meravigliosa di utenti, password ed opportunità per gli hacker; è questa per i membri dell’ underground la novità 2.0, non tanto riguardante i rapporti interni alle crew, ma piuttosto alle nuove frontiere dalle quali ricavare dati sensibili.".
Insomma, è interessante questa dualità, in alcuni casi il 2.0 prende forma nell’ hacking in qualità di strumento, ma rappresenta pure un importante mezzo, fonte. Voi che ne pensate? Siete daccordo con Gianni e Matteo, o avete qualcosa da obbiettare, magari dettata da esperienze personali? Sarebbe interessante approfondire la cosa!
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7 Responses for "Speciale: Esiste l’ Hacker 2.0? Chi è, come è influenzato, cos’è per lui il Web 2.0?"
ottimo articolo, originale, complimenti!
Cosa intendi esattamente con:
“In alcuni casi il 2.0 prende forma nell’ hacking in qualità di strumento, ma rappresenta pure un importante mezzo, fonte.”?
in particolare qual è la differenza che pensi ci sia fra strumento e mezzo?
Ciao Raffa,
per strumento intendo che il Web 2.0, e la filosofia che ci stà dietro, offre diverse strade nuove sulle quali edificare collaborazioni, rapporti umani, lavorativi, ecc. Vedi Facebook, vedi Twitter, vedi FriendFeed, vedi Digg, questi sono gli strumenti nuovi offerti dai Web 2.0; d’ altro canto però essi stessi divengono per gli hacker pure mezzi, in quanto da questi gli hacker possono trarvi grandi moli di dati personali; quindi mezzi in quanto tramite di questi riescono ad avere in un unico luogo grandi quantità di informazioni personali, di molte persone diverse.
Sono riuscito a spiegarmi?
A presto,
G.
il web così com’è ora, ad un passo verso il 3.0 è fonte di conoscenza immediata, per chi ha un obiettivo. è la possibilità di condivisione; spesso con risultati fallimentari, data la dispersione, la ridondanza, il sovraccarico, delle informazioni se, appunto, manca un obiettivo.
stiamo aspettando il web 3.0 ormai. la linea è già stata superata e manco ce ne rendiamo conto. i dispositivi sono sempre più piccoli e dipendenti dalla rete. i telefonini così come li conosciamo ora diventeranno obsoleti. apriranno le danze dispositivi funzionanti con OS GNU, connessi in rete, comunicanti con reti VoIP… ma già sta accedendo, no?
interroghiamoci piuttosto, su come un hacker abbandonerà il 2.0 a favore del 3.0.
Tutto ciò è molto interessante e stimolante. Se considerate il fatto che nel web 2.0 tutti i dispositivi saranno connessi in rete in modo perpetuo sorgono soprattutto inquietudini per quanto riguarda la privacy, la vita privata e i rapporti umani diretti così come li conosciamo oggi (e che sono già cambiati non poco). Se l’utente 3.0 sarà al corrente di tutto ciò e saprà come difendersi, il Web 3.0 diventerà uno strumento incredibilmente potente per lo sviluppo della nostra civiltà, la comunicazione fra le diverse culture, la fratellanza fra le genti del mondo globale di oggi e domani. Se invece la sopraffazione, il controllo serrato deile persone e l’ignoranza trionferanno, sarà il peggior fallimento della storia (vedi 1984).
In questo panorama al limite del fantascientifico individuo l’hacker white hat come una paladino della libertà di espressione e della privacy, più che un feroce scardinatore di sistemi “protetti (da cosa?” come spesso è ingiustamente definito… Staremo a vedere? O decideremo noi?
rettifico nella prima riga 2.0–>3.0
L’hacker 2.0 è Altro, forse:
aldilà delle visioni romantiche, alle quali poco pensa, egli è arso dal desiderio di conoscenza… anche se conoscere è pericoloso: si corre il rischio di svelare la nudità delle cose (ricordate la mela?) e perdere l’ingenua, illusoria, felicità; ed è questo che infatti, succede.
l’hacker spoglia.
e la privacy? nel web 2.0 l’dea di privacy collide con la struttura stessa su cui esso si è sviluppato. immaginate quanti account ha un utente medio tra fickr, myspace, fotolog, deviantart, bloggers, facebook e decine d’altri… immaginate la quantità d’informazioni personali che l’utente lascia all’interno di queste pagine…
immaginate la facilità con cui si può accedere a queste informazioni: basta una semplice ricerca con le dork di google…
si può sapere tutto, quasi tutto di una persona: i suoi gusti, le sue preferenze sessuali, i suoi desideri, si possono vedere in volto i suoi amici, si può sapere che automobile possiede, come guida, che droghe prende, se ne prende… un mare di informazioni che la persona ha inserito con le sue mani, tra un video su youtube, il racconto di una serata su blogspot, una foto su myspace e chi più ne ha più ne metta…
non è altro che l’evoluzione della tecnica del “thrashing” degli hacker vecchia scuola…
(cari genitori che non avete tempo di seguire i vostri figli, pigliate un pc e scoprite che nome usa in rete il vostro pargolo. dopo una breve ricerca, mai vi capiterà di conoscere così bene vostro figlio… conoscerete ogni suo singolo pensiero, con chi esce, cosa fa quando esce e tante altre belle cose)
quindi non credo che l’hacker, in questo contesto, possa far molto di più se non continuare a fare quello che ha fatto… ben meglio se il serbatoio di conoscenza si allarga…
credo che il compito del web 3.0 sarà di mettere insieme le cose, evitando così l’iperinformazione di cui soffre il 2.0.
i motori di ricerca del futuro funzioneranno su una fruizione delle informazioni in chiave semantica. vale a dire che il motore non genererà più una pagina con una semplice lista di links (idea già ora molto oboseleta e inadeguata), ma una pagina che conterrà tutte le informazioni richieste, sviluppate nello specifico, con tanto di foto, video, le fonti da cui ha tratto le info, e chissà quant’altro dato che pure la tecnologia 3d, assime ad altre, ormai si stanno ampliando… immaginate tra un 5 anni, di scrivere nel motore di ricerca dal vostro blackberry o dal vostro iPhone: “viaggiare da como a lucca” e all’invio, si genera una pagina col tragitto, le strade consigliate, le mete turistiche, i cibi tipici e i ristoranti dove gustarli al meglio, una breve storia, una sezione con le opinioni degli utenti… e tutto ciò grazie alla semantica.
non solo, visto l’errore del web 2.0, cioè una generazione infinita di informazioni ridondanti e un uso esagerato di servizi appunto web 2.0, il sito personale in stile 3.0 sarà una pagina che usando la semantica fonderà tutti i nostri account, le nostre idee, le nostre informazioni sparse per la rete in un’unica pagina… da perderci la testa a pensarci, no?
la mia paura?
il monitoraggio costante a cui saremmo sottoposti con un tipo di software e hardware (si parlava di dispositivi mobili, prima) simile. ecco che l’hacker, ma ancora di più il cracker col suo bisogno continuo di anonimato, entrerà in gioco creando sistemi di difesa… già me li immagino…
un po’ OT… sorry.
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