Autore: Guido Arata

Abbiamo parlato di Web 2.0 e di come questa rivoluzione abbia influenzato i più disparati campi, dall’ informazione, ai video live, dalla moda, alla musica, affrontandole una ad una nello specifico. E allora mi è sorta una curiosità, che ho deciso di soddisfare approfondendo: in piena era 2.0, dove si stà muovendo l’hacking? Questa spinta collaborativa, della condivisione, come stà influenzando ed influenzerà la figura degli hacker?

Se un tempo i gruppetti di hacker erano piuttosto chiusi, composti da pochi membri, e hanno contribuito in maniera basilare alla nascita di Internet come oggi lo conosciamo e della tecnologia come la intendiamo tutt’ora, nel momento in cui la filosofia dominante è quella della libera circolazione di idee opinioni e contenuti, come cambia questa figura? Ho rigirato questa domanda a Gianni Amato, da anni coinvolto nel mondo della sicurezza informatica, che mi ha spiegato: "Le parole chiavi del web 2.0 sono informazione, condivisione, socializzazione. Chi ne giova è l’utente finale, a prescindere che sia un hacker o no. Questo ha portato un notevole cambiamento nel modo di comunicare tra le comunità hacker, oggi un po’ meno underground. E’ cambiata l’industria e la tecnologia, l’end point è sempre più rappresentato dai servizi web, e questo ha fatto sì che cambiasse anche il target pur mantenendo gli obiettivi etici.". Quindi effettivamente il Web 2.0 ha portato nuovi strumenti agli hacker, ma veniamo al secondo parere che ho raccolto, quello di Matteo Flora, che ha posto invece l’ accento su come il Web 2.0 sia inteso dagli hacker come nuovo mezzo. "Sicuramente con il Web 2.0 si sono evoluti gli attacchi ed ora esistono tool automatizzati, ma ciò che è importante considerare è il fatto che le Social Networks rappresentano una fonte meravigliosa di utenti, password ed opportunità per gli hacker; è questa per i membri dell’ underground la novità 2.0, non tanto riguardante i rapporti interni alle crew, ma piuttosto alle nuove frontiere dalle quali ricavare dati sensibili.".

Insomma, è interessante questa dualità, in alcuni casi il 2.0 prende forma nell’ hacking in qualità di strumento, ma rappresenta pure un importante mezzo, fonte. Voi che ne pensate? Siete daccordo con Gianni e Matteo, o avete qualcosa da obbiettare, magari dettata da esperienze personali? Sarebbe interessante approfondire la cosa!

Dai visibilità al problema: