Strategie Web, gestione di progetti, business
27 ott
Autore: Pecciola
Charles A. Miller o Charlie Miller come lo si conosce in America, ha rivelato, tramite stampa, al mondo intero dell’IT (come già aveva fatto in precedenza per altri dispositivi) una falla nel nuovo googlefonino distribuito sul mercato meno di 10 giorni fà. Non si tratta di un baco capace di generare enormi danni, ma comunque ha fatto ben infuriare Google.
Secondo Miller il problema riguarderebbe il browser del G1, poichè grazie ad una imprecisata falla, si potrebbe addirittura eseguire codice pericoloso da remoto sul cellulare, ma solo dopo che il proprietario abbia visitato una pagina web appositamente creata per lo scopo. Così facendo, si riuscirebbe ad installare sul terminale software molto pericoloso in grado di mandare in tilt la normale navigazione del web e di spiare dati scambiati tra l’utente e un sito visitato.
Logicamente Google ha minimizzato il problema sostenendo che, per la natura a compartimenti stagni di Android (progettato in stile Chrome) una falla del codice su un applicativo resterebbe comunque confinata senza arrecare danni ad altre parti del terminale. Anche se vera la conclusione cui Google è arrivata, nessuno, secondo Miller, sarebbe contento, consultando il proprio conto bancario, di sapere di essere intercettato in tempo reale da remoto.
E’ palese che Google sia andata su tutte le furie più per il fatto che Miller abbia spifferato tutto alla stampa americana, piuttosto che per la falla in sè.
Miller invece, ha sostenuto che era suo dovere farlo per mettere in guardia gli utenti ignari come, in passato, aveva fatto per altri bugs, su altri dispositivi. Un gesto puramente altruistico, insomma e non per attirare attenzioni particolari.
In ogni caso, Google ha già provveduto a fixare il problema e sta anche lavorando con T-Mobile e HTC per risolvere il bug anche sui terminali già venduti.
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