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18 dic
Autore: rammit
La Repubblica Cinese aveva promesso di garantire copertura libera e totale ai media stranieri e di rilassare i controlli e la censura sulla stampa durante le Olimpiadi, e così ha fatto. A dire il vero, quando era ancora il momento di offrirsi come candidato invitante per i Giochi del 2008, il regime aveva promesso che quello sarebbe stato un primo passo per l’espansione della libertà di stampa, e che i blocchi una volta rimossi non sarebbero tornati. Purtroppo, la realtà è ben diversa
i siti in lingua cinese appartenenti alla British Broadcasting Corporation e alla Voice of America, assieme a due agenzie stampa di Hong Kong, sono stati completamente oscurati sin dall’inizio di dicembre. A dare l’allarme è stata Reporter Senza Frontiere, un gruppo che difende la libertà di stampa dalle oppressioni assolutiste in tutto il mondo. A quanto pare la finzione è finita, e il vecchio metodo di repressione delle opinioni esterne al regime è tornato con tutta la forza di cui la Repubblica Cinese è capace.
I cinesi sono ovviamente stati prontissimi a dare la loro risposta, sostenendo tramite un portavoce del Ministero degli Esteri che “Alcuni siti [non meglio identificati] hanno infranto la legge cinese riconoscendo a Taiwan la condizione di stato indipendente”, che di fatto è un argomento vietatissimo nel clima attuale. La Repubblica Popolare nei mesi scorsi ha già affermato di essere disposta ad usare la forza per impedire una secessione taiwanese.
In ogni caso un cambio di rotta era prevedibile. Con 250 milioni di navigatori, la Cina è ormai il paese con il più alto numero di persone che accedono ad Internet del mondo, e ci sono continue fasi di inasprimento e rilassamento dei controlli, probabilmente secondo i misteriosi ed impenetrabili turnover della leadership politica e burocratica del paese. Di sicuro, ora che l’attenzione del mondo non è più rivolta al paese di Mao, la vita diventata è più facile per le autorità di regime.
Via | Associated Press
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