Autore: Guido Arata

Ieri notte mi sono potuto gustare la cerimonia di insediamento del 44° Presidente degli USA direttamente dal mio portatile, grazie alle dirette di Ustream e CNN (sì, faccio zapping pure nelle WebTV). Ottime regie, nessun rallentamento, qualità video più che soddisfacente. Tutti elementi alle quali le principali WebTV del momento ci hanno da tempo abituato. Ma una novità c’è stata, e se ne è fatta promotrice CNN. In sostituzione all’ormai consolidata chat, il cui obbiettivo è dare la possibilità agli spettatori di dialogare tra loro e commentare le immagini che vengono loro mostrate, c’era lui: Facebook.

Proprio di recente infatti più noto social network del momento ha rilasciato Facebook Connect, grazie al quale i proprietari di un servizio web possono decidere di fare interagire i propri utenti attraverso Facebook. Il vantaggio? Per i proprietari del servizio il fatto che i propri database non vengano appesantiti da commenti (magari in continuo aggiornamento come nel caso del Live di CNN), affidando le prestazioni ai server di un servizio specializzato ed assodato in questo campo; per gli utenti il fatto che non vengano loro richieste registrazioni, dati personali e quant’altro; per Facebook che questi dati diviene l’unico a possederli (ma questo è un altro discorso, che di fatto ne fa l’unico vero, reale, avvantaggiato).

CNN ha deciso appunto di servirsi di Facebook Connect e di integrarlo nella sua diretta. Il risultato? Lo spettatore si trova sulla destra del player un box con il proprio profilo di Facebook e gli aggiornamenti di stato di quei contatti, interni alla propria rete di amici, che come lui stanno seguendo l’evento. Il fatto che siano visibili unicamente gli update di coloro che stanno seguendo al diretta è di basilare importanza, in quanto riduce la possibilità di visualizzare commenti non attinenti all’evento visualizzato. Ed è altrettanto importante, questa volta per Facebook e per il suo intento “viral“, che gli aggiornamenti di stato degli spettatori vengano mostrati a tutti i componenti della loro rete di contatti, così che questi a loro volta possono sentirsi chiamati in causa nella discussione.

Il meccanismo può funzionare, ed è bello notare come sia stato presentato per la prima volta in occasione di un evento di tale portata. Tutto studiato a puntino.

Dai visibilità al problema: