Strategie Web, gestione di progetti, business
27 gen
Autore: Guido Arata
Originalemente pubblicato su Nova24 – Numero 152 – Giovedì 11 Dicembre 2008 – pagina 21
Oggi più che mai si fa largo utilizzo di espressioni quali “Web Sociale” e “Web partecipativo”, al fine di enfatizzare due degli aspetti principali attorno ai quali ruota quel grande meccanismo comunemente chiamato Internet: la facilità con la quale gli internauti riescono ad interagire tra loro ed il potere che ciascun utente ha di produrre contenuti (user generated content).
Quest’ultimi, presentati nelle forme multimediali del momento (testo, audio, video), contengono una grande mole di informazioni relative al loro autore; è il cosiddetto “bias dell’informazione”, secondo il quale chiunque dia vita ad un contenuto non può esimersi dal corredarlo di tracce personali. Molto importante è poi la tendenza alla creazione di reti sociali virtuali, in grado di mettere in contatto persone dalle caratteristiche affini; ciò richiede specifiche piattaforme (i social network) e la completa disposizione dell’utente a fornire informazioni genuine su di se, che aggregate permettono la creazione di un profilo accessibile a chiunque e necessario per la riuscita del “gioco”.
Entrambi questi aspetti fanno sì che in Rete vi sia un inesauribile flusso di dati personali (talora sensibili), alcuni volutamente condivisi, altri ingenuamente creduti al sicuro, che ne fanno un interessantissimo laboratorio per le indagini statistiche. Ma chi ha la possibilità di registrare ed elaborare questi dati? Principalmente i proprietari delle piattaforme web, gli unici in grado di tracciare ed in seguito analizzare il comportamento dei propri utenti.
Questi enormi concentrati di informazioni personali attraggono i centri di studio statistici ed i gruppi di marketing, che per potervi accedere devono però pagare i proprietari delle piattaforme; nasce così il mercato dei dati aggregati, fondato sul commercio dei dati personali quotidianamente lasciati in Rete. Tra le piattaforme in grado di immagazzinare il maggior flusso di informazioni è leader Facebook, che ha il grande vantaggio di essere generalista, il che gli permette di ospitare un’utenza eterogenea e di disporre quindi di ogni sorta di dati sensibili.
Un vantaggio che, racconta Daniele Frongia (dirigente interno ISTAT), non nasconde di voler sfruttare. L’obiettivo è infatti quello di mappare le relazioni tra individui mediante un’avanzata ricerca antropologica e sociale, al fine di creare veri e propri grafici matematici esplicativi dell’articolarsi delle relazioni umane. Una ricerca dall’alto tasso informativo, che diviene preoccupante se pensata totalmente nelle mani di un’unica azienda.
La possibilità di reperire dati personali in Rete non si esaurisce con i social network: come spiega Davide Bennato (Docente di sociologia della ricerca e innovazione all’Università “La Sapienza” di Roma) sono sempre di più i portali che chiedono agli utenti pareri e previsioni in merito a qualcosa (film, attore, presidente, governo) con l’obiettivo di aggregare le loro risposte e dar vita a previsioni ed indagini culturali. Per indurre gli utenti a partecipare al meccanismo vengono sfruttati i più articolati stratagemmi: da premi virtuali a coloro le quali previsioni si rivelano veritiere, a vere e proprie ricompense in denaro; tra questi fece scalpore il portale che chiedeva agli iscritti di scommettere denaro sulla zona del Medio Oriente che nei mesi a venire sarebbe stata colpita da un attentato. Un servizio dietro il quale non si celava sadismo, bensì la volontà di comprendere quali fossero le zone più a rischio secondo il parere popolare, per poi prendere le dovute precauzioni.
All’obiezione secondo la quale indagini statistiche incentrate su dati raccolti in Rete non abbiano valore universale risponde Chris Anderson, direttore di Wired: con il trascorrere del tempo la coda lunga della Rete sarà in grado di fornire quantità di dati tali da poter essere definite universali. Ciò sancirà la scomparsa del metodo scientifico di campionatura che tuttora sta alla base degli studi statistici, sostituito dal data mining di queste gigantesche quantità di informazioni.
Oggi la tendenza è di riconoscere l’aspetto “social” della Rete come un valore aggiunto per le indagini statistiche, sebbene i centri di statistica tradizionali (ISTAT, Eurostat, National Statistics), per loro stessa ammissione, non facciano diretto utilizzo di questa tipologia di dati, dal momento che richiedono una tecnica di reperimento che esula dai rigidi standard ai quali da tempo sono soliti fare affidamento. Questa, sempre secondo Bennato, si articola in diretta o indiretta. Nel primo caso si tiene conto delle classifiche, delle votazioni, delle preferenze che gli internauti manifestano apertamente, nel secondo si mira alla creazione di un profilo per ciascun utente generato dall’analisi delle caratteristiche, degli elementi ricorrenti e di altri aspetti distintivi presenti negli user generated content (siano essi con fini divulgativi, personali o altro).
Esistono inoltre studi statistici che per mezzo di Robot, software silenziosi installati su computer di utenti-campione, ne registrano ogni attività in Rete; sfruttando così la tendenza culturale alla socializzazione ed alla condivisione, possono reperire ingenti quantità di informazioni bypassando le piattaforme. A rallentare l’insediamento dei Robot si oppongono lampanti problematiche legate alla privacy, che rapportate però al mercato dei dati aggregati ed alle analisi antropologiche sui rapporti umani, rischiano di passare in secondo piano.
Guido Arata
Dai visibilità al problema: Tweet #siamoeroi
Commenti da Facebook
2 Responses for "Speciale: Le Indagini Statistiche al tempo del Web Sociale (Nova24)"
Veramente ottima questa analisi. Complimenti
[...] Qualche giorno fa ho riproposto qui sul blog il pezzo pubblicato su Nova24 nel quale parlavo dei dati personali quotidianamente abbandonati in Rete più o meno consciamente, e di come questi vengano impiegati per fini statistici. Con tali informazioni è più facile di un tempo rintracciare una persona, dal momento che basta ricercarne nome e cognome prima su Google, poi Facebook, poi su Linkedin, poi su Netlog, poi su un altro social network, poi su un’altro ancora…e se non si tratta di un soggetto tecnofobico, probabilmente si ricaveranno informazioni interessanti sul suo conto. Ebbene, la Rete oltre ad offrirci tale possibilità, ci evita pure di sprecare il tempo prezioso che impiegheremmo a ricercare la persona sui vari social network: è arrivato WhoIsHim. Ideato e creato da Gianni Amato e Davide Baglieri, non chiede altro che un nome ed un cognome. Una volta ricevuti, nel giro di pochi secondi è in grado di restituire una pagina contenente diversi backlinks che puntano ai principali motori di ricerca e social network, aventi già impostati i termini di ricerca (ovvero il nome ed il cognome passati dall’utente). Così è possibile avere in una singola pagina i riferimenti relativi all’identità in Rete di una persona, senza bisogno di fare il tutto manualmente. [...]
Leave a reply