Strategie Web, gestione di progetti, business
10 apr
Sono in crescita gli episodi che vedono un blogger o un webmaster sollecitato a rimuovere un qualsivoglia contenuto presente sulle sue pagine perchè contrario alle leggi sulla privacy o sulla diffamazione. Con il tempo si penserà sicuramente a coloro che vengono “invitati” a rimuovere tali contenuti, nel frattempo si è pensato a coloro che avanzano tale richiesta.
Perchè spesso si è portati ad immedesimarsi al poveretto accusato di diffamazione, ma non sono rari i casi nei quali una pagina web si trasforma in un cocktail di informazioni fasulle e talvolta diffamatorie. Il nuovo servizio di Gianni si propone di dare una mano proprio alle vittime di tali crimini. Si chiama Hashbot, e rappresenta il primo strumento in grado di immortalare una pagina web così come si trova in un ben preciso istante. Ciò che lo rende unico è il fatto che le sue acquisizioni rappresentano prova legale (UPDATE: maggiori info a riguardo tra i commenti).
E’ infatti facile per un diffamatore scrivere qualcosa e poi, dopo essere stato denunciato, eliminare tale contenuto. In sede di giudizio un semplice screenshot della pagina di quando ancora conteneva i testi contestati non ha valenza giuridica. C’è la cache di Google, ma se il sito dell’accusato non è visitato frequentemente dagli spider di Google, è facile che si riveli inutile.
Hashbot invece funziona così:
“Dopo aver ricevuto la risposta dal server remoto, in caso di risposta positiva scaricherà il documento, calcolerà gli hash MD5 e SHA1, assegnerà un codice univoco al singolo processo di acquisizione e salverà tali informazioni nel suo database. Alla fine l’utente sarà tenuto a scaricare l’archivio contenente il documento validato e le informazioni di certificazione scientifica. Da questo momento in poi si potrà interrogare il database per chiedere verifica della validazione. Inserendo nell’apposita form il codice di validazione e l’hash (a scelta MD5 o SHA1), l’applicazione in caso di matching positivo, ritornerà tutte le informazioni salvate in sede di acquisizione del documento.”
Il servizio, a cura di Gianni Amato e di Davide Baglieri non manterrà traccia sui suoi server dell’archivio ZIP generato.
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Commenti da Facebook
14 Responses for "Arriva lo strumento per difendersi dalla la diffamazione in Rete"
Uhm… “prova legale”? Non è scontato, io ci andrei molto cauto. Diciamo che può aiutare in caso di necessità ma dipenderà sempre e comunque da una decisione del giudice in persone accettare o meno le verifiche di hashbot come “prova”.
Ciao! f.
Ciao Fra,
guarda ho parlato con Gianni, che è interno all’ambiente forensics italiano e che quindi ha piuttosto dimestichezza a livello di perizie informatiche, e mi ha assicurato la sua validità come prova.
Poi ovviamente l’ultima parola spetta al giudice, ma a quanto ho capito da Gianni, se il giudice non è in malafede non potrà non accettarla. Alla fine si basa su degli hash, e come sappiamo l’unico modo per provare che un file coinvolto in una perizia non è stato contraffatto è proprio il confronto degli hash (prima e dopo perizia). E nel caso questi coincidano il file è da considerarsi “prova legale”.
Segnalalo il post a Gianni, così potrà spiegarci meglio!
Ciau!
G.
http://www.gianniamato.it/2009/04/hashbotcom-congela-un-documento-web-e.html
ipse scripsit:
<>
Mi sembra che il mio commento sia in linea con quello che scrive anche Gianni
Ciao! f.
Mannaggia a WP e a tutti gli escape… stava scritto:
Altro aspetto da chiarire a priori è che hashbot non ha valore legale proprio. Questo perchè solo un provvedimento legislativo potrebbe dare al sistema valenza legale. Ciò nondimeno, è pensato per dare la prova scientifica dell’evidenza. Quindi potete usare hashbot come strumento per provare un dato di fatto in giudizio, ma dipenderà dal giudice se accettarlo o meno come prova.
Già, ipse dixit, e io avevo capito male
Grassie per l’approfondimento
G.
Farà anche prova ma l’md5 è craccabilissimo.. quindi se fa prova posso provare quasi qualunque cosa.
Consiglio loro di lasciare solo l’sha1 se vogliono avere un po’ più di longevità.
Confermo.
Hashbot può avere valore legale solo se il responsabile del procedimento giuridico lo accetta come tale.
In altri termini, è prova se come tale viene ammesso dal giudice.
Per avere pienezza legale dovrebbe essere riconosciuto (e mantenuto) da una autorità giurisdizionalmente rilevante.
Vero è che il metodo studiato è, ad oggi, scientificamente valido.
Perfetto, vi ringrazio un po’ a tutti per gli approfondimenti!
Già che ci sono do un’aggiornata al post
G.
@Stefano: l’algoritmo MD5 non è craccabile, è stata dimostrata la probabilità di collisioni che è ben diverso. Il doppio valore di hash – MD5 e SHA1 – viene calcolato per limitare notevolmente le possibilità di collisione.
Per il resto mi sembra sia stata chiarita la differenza tra prova scientifica e legale.
Questa sì che è una bella novità. Per quello che riguarda la ‘prova legale’ credo che questa esista solo in caso di una valutazione di un tecnico, un perito nominato dalle parti. ( se i miei vecchi studi di diritto ricordano bene)
salve a tutti, scusate la mia intrusione, ho visto il tuo articolo e l ho trovato molto interessante; come l ho trovato? in pratica hanno provato a minacciarmi qui
http://wakingunconscious.wordpress.com/2008/05/28/truffa-pagineit-pagineit-elencowebit/
So che magari non ti riguarda ma se fai una rapida ricerca su internet (le iene ha fatto pure un servizio) ti fai un idea; se vedi uno degli ultimi commenti fatti da la “vocedipagineit” stanno usando il tuo articolo per minacciarmi; volevo solo che lo sapessi;
salve a tutti sto facendo una consulenza informatica ad un avvocato che segue una causa di diffamazione su blog mail e quant’altro. In pratica una signora si è divertita a scrivere su centinaia di blog delle diffamazioni rivolte ad alcune persone. Qual’è secondo voi la miglior procedura da adottare a livello giuridico per casi come questi? Polizia postale o carabinieri? che informazioni UTILI posso ricavare dalla rete secondo voi??
Grazie e aiutatemi
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