Sono in crescita gli episodi che vedono un blogger o un webmaster sollecitato a rimuovere un qualsivoglia contenuto presente sulle sue pagine perchè contrario alle leggi sulla privacy o sulla diffamazione. Con il tempo si penserà sicuramente a coloro che vengono “invitati” a rimuovere tali contenuti, nel frattempo si è pensato a coloro che avanzano tale richiesta.

Perchè spesso si è portati ad immedesimarsi al poveretto accusato di diffamazione, ma non sono rari i casi nei quali una pagina web si trasforma in un cocktail di informazioni fasulle e talvolta diffamatorie. Il nuovo servizio di Gianni si propone di dare una mano proprio alle vittime di tali crimini. Si chiama Hashbot, e rappresenta il primo strumento in grado di immortalare una pagina web così come si trova in un ben preciso istante. Ciò che lo rende unico è il fatto che le sue acquisizioni rappresentano prova legale (UPDATE: maggiori info a riguardo tra i commenti).

E’ infatti facile per un diffamatore scrivere qualcosa e poi, dopo essere stato denunciato, eliminare tale contenuto. In sede di giudizio un semplice screenshot della pagina di quando ancora conteneva i testi contestati non ha valenza giuridica. C’è la cache di Google, ma se il sito dell’accusato non è visitato frequentemente dagli spider di Google, è facile che si riveli inutile.

Hashbot invece funziona così:

Dopo aver ricevuto la risposta dal server remoto, in caso di risposta positiva scaricherà il documento, calcolerà gli hash MD5 e SHA1, assegnerà un codice univoco al singolo processo di acquisizione e salverà tali informazioni nel suo database. Alla fine l’utente sarà tenuto a scaricare l’archivio contenente il documento validato e le informazioni di certificazione scientifica. Da questo momento in poi si potrà interrogare il database per chiedere verifica della validazione. Inserendo nell’apposita form il codice di validazione e l’hash (a scelta MD5 o SHA1), l’applicazione in caso di matching positivo, ritornerà tutte le informazioni salvate in sede di acquisizione del documento.”

Il servizio, a cura di Gianni Amato e di Davide Baglieri non manterrà traccia sui suoi server dell’archivio ZIP generato.

Dai visibilità al problema: