Ieri in Rete si è tornati a parlare dei numeri di Twitter, questa volta in maniera negativa: il 60% dei registrati avrebbe smesso di utilizzarlo nel giro di un mese.

L’indagine è stata svolta da Nielsen, ed ha presentato un po’ un secondo volto del Twitter osannato i giorni scorsi per la crescita annua del 1382%. Ma andiamo più a fondo.

I dati dai quali Nielsen ha tratto le suddette conclusioni riguardano le statistiche sugli accessi alla pagina web Twitter.com, e non gli updates. Quindi dall’indagine si evince che il 60% degli iscritti a Twitter smette ben presto di accedere alla sua home page. Ma questo non significa che smetta di utilizzarlo, dal momento che esistono decine di applicazioni desktop/mobile e plugin che permettono di aggiornare il proprio stato. Anzi, direi quasi che il fulcro di Twitter stia proprio in queste soluzioni software: la sua homepage non presenta alcun elemento multimediale (a differenza di Facebook e MySpace) e risulta pergiunta di poco interesse per gli utenti (per non contare poi la scomodità di accedere ad un URL per ogni twitt). Molto meglio utilizzare un plugin per Firefox che ci avvisa più o meno in tempo reale delle novità nella timeline. Allo stesso modo, anche da cellulare, è molto più comodo twittare da un’apposita applicazione piuttosto che dovere ogni volta avviare il mini-desktop e recarsi sulla sua homepage. Una recente indagine conferma tale tesi, riportando che solamente il 30% della totalità degli updates avviene dal sito.

Insomma, associare a dati relativi agli accessi al sito di Twitter l’idea di infedeltà degli utenti, di servizio usa-e-getta, mi pare quantomeno avventato.

Dai visibilità al problema: