Supponiamo che un giorno un giovane 18enne si apra P.Iva ed inizi ad emettere fatture, sulle quali ci rimette il 20% di ritenuta d’acconto ogni volta.

Supponiamo che un giorno, ad un anno di distanza, arrivino le tasse da pagare. Adesso smettiamola di supporre, perchè la cifra non lascia spazio a supposizioni: 1′700 euro di tasse  (200 di tasse + 1500 i IMPS) su 4′000 euro del fatturato annuo. Ne restano 2300.

Ovviamente il giovane ha da pagarsi un commercialista che gli dia la bella notizia. Ne restano (arrotondando per eccesso) 2′000. Su 4′000 dai quali eravamo partiti. La metà. E su ciascuna fattura, ripeto, ha avuto da pagare il 20% di ritenuta d’acconto, così che se fattura 300 ne ha in tasca 240.

E poi il concetto ribadito ad ogni convegno dove presenzii una faccia da culo di politico è sempre: “Noi aiutiamo l’innovazione giovane, incentiviamo i giovani ad entrare nel mondo del lavoro da liberi professionisti ed imprenditori. Lo Stato li aiuta“. Lo Stato non ci aiuta per un cazzo, è questa la verità. Pensate ad un giovane che dietro non ha un’attività di famiglia, che lo possa aiutare con le spese del commercialista, e con altre % sul suo ricavato annuo. Cade.

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