Qualche giorno fa Marco ha proposto un importante spunto di riflessione riguardante i tanto citati nativi digitali. Nel suo pezzo ha chiamato in causa l’ultimo numero di Wired, ed ho aspettato di averlo tra le mani per poter poi dire la mia.

Penso sinceramente che la meraviglia, il vedere geniali dei giovani sia dettato dal fatto che quelli di mezza età (così non si offendono) ascoltano le stesse cose dette da loro ripetute da gente molto più giovane. E lo stupore c’è perchè quelle stesse cose l’uomo di mezza età le ha capite con difficoltà, sforzandosi, aprendo la sua mente alle novità, cercando di decifrarle e dando loro un senso. E ci ha messo 3-5-6-10 anni. Adesso arriva un giovane che in 18 giorni apre un blog si presenta ad un barcamp e dice le stesse identiche cose. Magari le dice meglio, magari è più bravo degli altri della sua età e dice pure qualcosa in più. E’ un genio. No, è un nativo digitale. E’ una persona che è nata nelle tecnologia digitali, e che le affronta quotidianamente.

Detto questo, per fare quello che Andrea Lo Pumo, Nicola Greco, io, e tanti altri stiamo facendo, non basta essere nativi digitali. Ci vogliono tante altre belle qualità, ma è semplicissimo da capire.

La chiave è il fatto che i nativi digitali – in quanto tali - hanno la possibilità di farsi vedere, di farsi conoscere, di fare impresa, di generare valore. Questo prima della Rete i giovani non potevano mica farlo. I giovani o studiavano o andavano a lavorare. Il giovane più facinoroso che aveva scoperto interessanti novità sul telefono mica poteva andare da Telecom e parlargliene. Qui sì. I nativi digitali possono, perchè è questo il mezzo sul quale operano.

Ma allora da parte dei veterani c’è bisogno di saggezza. E’ richiesta, per non danneggiare questo gruppo di giovani facinorosi che in più rispetto ai loro coetanei delle generazioni precedenti hanno soltanto la possibilità di farsi ascoltare. La saggezza sta nel saperli guidare, in un mondo che è di quelli di mezza età: quello del business. La saggezza sta nel saperli guidare lasciando però loro la possibilità di innovare, di rinnovare, con il loro modo di vedere le cose. E’ importante aiutare questi giovani a non vedere tutto troppo semplice, a non sentirsi sempre troppo furbi (vedi il pacioccone Daniel Brusilovsky).

Dai visibilità al problema: