Strategie Web, gestione di progetti, business
13 set
Luca ha lanciato anche in Italia l’ottimo servizio 123People. Ne ho parlato giovedì su Nova24:
La rete non è più terra dell’anonimato. Facebook ha insegnato a muoversi senza celarsi dietro ad un nickname, e con esso tutti gli altri social network la cui efficacia si basa proprio sulla necessità che gli utenti forniscano informazioni veritiere su se stessi. Consideriamo quelli legati al business, con capostipiti LinkedIn e Xing: i professionisti vi si iscrivono, segnalano le loro competenze, studi ed esperienze per poi entrare in contatto diretto con gli iscritti appartenenti allo stesso settore lavorativo, che possono trasformarsi in potenziali datori di lavoro o dipendenti.
Ancora precedente all’affermarsi dei social network è l’esplosione degli user-generated content, tramite i quali ognuno può dire la sua e raggiungere un pubblico potenzialmente vasto. La loro diffusione ha dato vita ad un meccanismo – inviso a molti – secondo il quale chiunque può chiamare in causa chiunque, per elogiarlo, criticarlo o semplicemente citarlo. Sono incontrollabili, nel bene e nel male.
Pensiamo poi ai mega-archivi fruibili online ricchi di dati personali e liberamente consultabili: elenchi telefonici, indirizzi, curriculum, Wikipedia.
Insomma, di una singola persona possiamo trovare traccia su Facebook, tra le pagine di uno o più blog, su Twitter, su LinkedIn, per non dimenticare poi YouTube e Flickr. E questo accade tanto se è il diretto interessato a far parlare di se, quanto se chiamato in causa da altri.
Il mondo si è accorto di tutto ciò, come dimostrano i dati di una recente indagine di Techcrunch secondo la quale il 30% delle ricerche effettuate su Google hanno l’obiettivo di trovare informazioni riguardanti un individuo.
Ma in rete il pacchetto di informazioni personali riguardanti ciascuno di noi è enorme, e va pertanto ricostruito, elaborato e filtrato. Soltanto allora il risultato finale presenta un altissimo grado di interesse.
Per questo sono in ascesa i servizi che permettono di aggregare informazioni riguardanti un nominativo. L’ultimo arrivato è 123people (www.123people.it), che dopo una più che positiva esperienza in lingua inglese – i dati ufficiali parlano di 15milioni di utenti ogni mese – sbarca in Italia. Il motore che ne rappresenta il cervello scandaglia in tempo reale la rete e restituire una grande mole di informazioni riguardanti la persona richiesta, presentandola all’utente in maniera intelligente.
Accanto a questa potente tecnologia come motore di ricerca internazionale, 123people dispone di numerosi partner strategici locali, la cui importanza viene spiegata da Luca Sartoni, Country Manger di 123people: “Per ogni Paese vengono presi accordi con fonti dati locali, il che rappresenta un importante punto di forza del servizio, perchè permette un netto allargamento delle fonti, mirato ad ogni Paese, da cui 123people trae i suoi risultati”.
Tutto questo ne fa il leader del settore, impiegato frequentemente anche in ambito aziendale.
Pensiamo alle imprese che aprono a colloqui con potenziali collaboratori: per l’addetto alla scelta del personale è importantissimo conoscere eventuali retroscena legato alla persona che ha di fronte.
Ma è anche un importante strumento per il singolo, che ha la possibilità di controllare in tempo reale cosa di lui si dice in rete, anche con possibili sorprese.
5 giu
Ieri è stato pubblicato su Nova24 (inserto del Giovedì de IlSole24Ore) il mio articolo sull‘Hacker 2.0. Tratta di come si è evoluta negli anni la figura dell’Hacker, sotto i colpi della nuova realtà “sociale” della Rete, della fuga dei dati sensibili, ecc, ecc, ecc. Vi riporto qui il pezzo:
Etichettato come criminale dal volgo; adorato come divinità inarrivabile dai ragazzini che si avvicinano alla sicurezza informatica; spesso autore di imprese impossibili agli umani nelle pellicole cinematografiche: era l’hacker. Oggi questa figura, così come tante altre, è cambiata: sono diversi gli strumenti, il modo di operare, gli obbiettivi.
La nuova realtà “sociale” della rete, la spinta alla condivisione e la conseguente grande mole di dati che circolano sulle piattaforme web (pensiamo a Facebook) hanno fatto sì che internet si trasformasse nell’immensa banca dati nella quale oggi ci muoviamo: un luogo, accessibile a chiunque, ove queste informazioni stanziano. “Nel 21esimo Secolo – spiega Raoul Chiesa, tra i più noti hacker italiani - le informazioni sono il potere”.
Ed allora hacker diviene colui che sa trovare dati sensibili, proprio come Lisbeth Salander, l’intrigante protagonista della trilogia Millenium: è abile a muoversi tra i social network sfruttandone le enormi e nascoste potenzialità, ed a mixare questa peculiarità con quanto richiesto all’hacker tradizionale per essere considerato tale (conoscenze tecniche, intuito, ingegno). L’hacker 2.0 è il cercatore di informazioni.
Con l’avvento di Internet e degli strumenti atti a semplificare il raggiungimento di un qualsivoglia obbiettivo, sono cambiati anche i modi di operare dell’hacker. Da alcuni anni creare un sito web non è più possibilità di una piccola elite di “smanettoni”, chiunque può creare la propria pagina ed il proprio blog partendo da piattaforme pre-confezionate o strumenti elementari. Ciò fa sì che persone poco esperte possano ritagliarsi il proprio spazio in rete, uno spazio molto interessante per l’hacker. Come ci racconta Mario Pascucci, consulente IT che più volte si è trovato ad indagare su attacchi dei moderni hackers, “trovare siti web vulnerabili è semplice, esistono appositi script. Una volta trovati viene inserito un codice maligno tra le loro pagine – continua Mario – che si eseguirà sul PC di ciascun visitatore”: a differenza di quando per ogni singolo utente andava pianificato un attacco, oggi basta infettare una pagina web per attaccarne molti.
Ma i nuovi strumenti offerti dal Web 2.0 hanno influenzato anche il metodo di lavoro dell’hacker. Esistono servizi in grado di connettere tra loro due o più PC quasi come se i proprietari si trovassero a pochi metri di distanza, vengono sviluppati sistemi di videoconferenze sempre più avanzati, non mancano le piattaforme ove condividere documenti e files in tutta riservatezza. Ciò aiuta l’hacker a rapportarsi con i membri del gruppo di cui fa parte, rendendo tutto molto più semplice rispetto al passato.
Ma non è tutto. Spiega Gianni Amato, noto esperto di sicurezza informatica italiano, che il web 2.0 tende la mano all’hacker anche per mezzo del suo fattore fondante: la condivisione. “La spinta a mettere in comune le proprie scoperte, conoscenze e dati tramite forum, blog, Facebook semplifica notevolmente la vita all’hacker, il quale – approfondisce Gianni – viene ogni giorno a contatto con storie, esperienze e consigli altrui, che vanno ad arricchirne il bagaglio culturale, un tempo limitato alla personale esperienza.”
Oggi come in passato è necessario distinguere tra colui che agisce sotto un ben preciso – e talvolta dichiarato – codice etico, e colui che, spinto soltanto dal desiderio di superare ogni limite e di arrecare danni, causa non pochi problemi alle comunità online. E’ grazie al primo che oggi possiamo parlare di hacker 2.0: senza il suo apporto buona parte delle tecnologie sui cui si basano i moderni sistemi non esisterebbero e noi oggi non potremmo essere testimoni e fruitori dell’evoluzione del mondo online.
Guido Arata
www.delfinsblog.it
27 gen
Autore: Guido Arata
Originalemente pubblicato su Nova24 – Numero 152 – Giovedì 11 Dicembre 2008 – pagina 21
Oggi più che mai si fa largo utilizzo di espressioni quali “Web Sociale” e “Web partecipativo”, al fine di enfatizzare due degli aspetti principali attorno ai quali ruota quel grande meccanismo comunemente chiamato Internet: la facilità con la quale gli internauti riescono ad interagire tra loro ed il potere che ciascun utente ha di produrre contenuti (user generated content).
Quest’ultimi, presentati nelle forme multimediali del momento (testo, audio, video), contengono una grande mole di informazioni relative al loro autore; è il cosiddetto “bias dell’informazione”, secondo il quale chiunque dia vita ad un contenuto non può esimersi dal corredarlo di tracce personali. Molto importante è poi la tendenza alla creazione di reti sociali virtuali, in grado di mettere in contatto persone dalle caratteristiche affini; ciò richiede specifiche piattaforme (i social network) e la completa disposizione dell’utente a fornire informazioni genuine su di se, che aggregate permettono la creazione di un profilo accessibile a chiunque e necessario per la riuscita del “gioco”. (continua…)