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	<title>DelfinsBlog (Guido Arata) &#187; nova24</title>
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	<description>Strategie Web, gestione di progetti, business</description>
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		<title>123People</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 08:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Arata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luca ha lanciato anche in Italia l&#8217;ottimo servizio 123People. Ne ho parlato gioved&#236; su Nova24: La rete non &#232; pi&#249; terra dell’anonimato. Facebook ha insegnato a muoversi  senza celarsi dietro ad un nickname, e con esso tutti gli altri social network la cui efficacia si basa proprio sulla necessità che gli utenti forniscano informazioni veritiere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lucasartoni.com/">Luca</a> ha lanciato anche in Italia l&#8217;ottimo servizio <a href="http://www.123people.it/">123People</a>. Ne ho parlato gioved&igrave; su Nova24:</p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal">La rete non &egrave; pi&ugrave; terra dell’anonimato. Facebook ha insegnato a muoversi  senza celarsi dietro ad un nickname, e con esso tutti gli altri social network la cui efficacia si basa proprio sulla necessità che gli utenti forniscano informazioni veritiere su se stessi. Consideriamo quelli legati al business, con capostipiti LinkedIn e Xing: i professionisti vi si iscrivono, segnalano le loro competenze, studi ed esperienze per poi entrare in contatto diretto con gli iscritti appartenenti allo stesso settore lavorativo, che possono trasformarsi in potenziali datori di lavoro o dipendenti.</p>
<p class="MsoNormal">Ancora precedente all’affermarsi dei social network &egrave; l’esplosione degli user-generated content, tramite i quali ognuno pu&ograve; dire la sua e raggiungere un pubblico potenzialmente vasto. La loro diffusione ha dato vita ad un meccanismo &#8211; inviso a molti &#8211; secondo il quale chiunque pu&ograve; chiamare in causa chiunque, per elogiarlo, criticarlo o semplicemente citarlo. Sono incontrollabili, nel bene e nel male.</p>
<p class="MsoNormal">Pensiamo poi ai mega-archivi fruibili online ricchi di dati personali e liberamente consultabili: elenchi telefonici, indirizzi, curriculum, Wikipedia.</p>
<p class="MsoNormal">Insomma, di una singola persona possiamo trovare traccia su Facebook, tra le pagine di uno o pi&ugrave; blog, su Twitter, su LinkedIn, per non dimenticare poi YouTube e Flickr. E questo accade tanto se &egrave; il diretto interessato a far parlare di se, quanto se  chiamato in causa da altri.</p>
<p class="MsoNormal">Il mondo si &egrave; accorto di tutto ci&ograve;, come dimostrano i dati di una recente indagine di Techcrunch secondo la quale il 30% delle ricerche effettuate su Google hanno l’obiettivo di trovare informazioni riguardanti un individuo.</p>
<p class="MsoNormal">Ma in rete il pacchetto di informazioni personali riguardanti ciascuno di noi &egrave; enorme, e va pertanto ricostruito, elaborato e filtrato. Soltanto allora il risultato finale presenta un altissimo grado di interesse.</p>
<p class="MsoNormal">Per questo sono in ascesa i servizi che permettono di aggregare informazioni riguardanti un nominativo. L’ultimo arrivato &egrave; 123people (www.123people.it), che dopo una pi&ugrave; che positiva esperienza in lingua inglese – i dati ufficiali parlano di 15milioni di utenti ogni mese &#8211; sbarca in Italia. Il motore che ne rappresenta il cervello scandaglia in tempo reale la rete e restituire una grande mole di informazioni riguardanti la persona richiesta, presentandola all’utente in maniera intelligente.</p>
<p class="MsoNormal">Accanto a questa potente tecnologia come motore di ricerca internazionale, 123people dispone di numerosi partner strategici locali, la cui importanza viene spiegata da Luca Sartoni, Country Manger di 123people: &#8220;Per ogni Paese vengono presi accordi con fonti dati locali, il che rappresenta un importante punto di forza del servizio, perch&egrave; permette un netto allargamento delle fonti, mirato ad ogni Paese, da cui 123people trae i suoi risultati&#8221;.</p>
<p class="MsoNormal">Tutto questo ne fa il leader del settore, impiegato frequentemente anche in ambito aziendale.</p>
<p class="MsoNormal">P<span>ensiamo alle imprese che aprono a colloqui con potenziali collaboratori: per l’addetto alla scelta del personale &egrave; importantissimo conoscere eventuali retroscena legato alla persona che ha di fronte.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> Ma &egrave; anche un importante strumento per il singolo, che ha la possibilità di controllare in tempo reale cosa di lui si dice in rete, anche con possibili sorprese.</span></p>
</blockquote>
<hr />
<p><small>&copy; Guido Arata for <a href="http://www.delfinsblog.it">DelfinsBlog (Guido Arata)</a>, 2009. |
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		<title>Ieri su N&#242;va24: Chi &#232; l&#8217;Hacker 2.0 ?</title>
		<link>http://www.delfinsblog.it/2009/06/05/ieri-su-nova24-lhacker-20/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 14:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Arata</dc:creator>
				<category><![CDATA[nova24]]></category>
		<category><![CDATA[hacker]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri &#232; stato pubblicato su Nova24 (inserto del Gioved&#236; de IlSole24Ore) il mio articolo sull&#8216;Hacker 2.0. Tratta di come si &#232; evoluta negli anni la figura dell&#8217;Hacker, sotto i colpi della nuova realtà &#8220;sociale&#8221; della Rete, della fuga dei dati sensibili, ecc, ecc, ecc. Vi riporto qui il pezzo: Etichettato come criminale dal volgo; adorato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri &egrave; stato pubblicato su <strong>Nova24</strong> (inserto del Gioved&igrave; de <em>IlSole24Ore</em>) il mio articolo sull<strong>&#8216;Hacker 2.0</strong>. Tratta di <strong>come si &egrave; evoluta negli anni la figura dell&#8217;Hacker</strong>, sotto i colpi della nuova realtà &#8220;sociale&#8221; della Rete, della fuga dei dati sensibili, ecc, ecc, ecc. Vi riporto qui il pezzo:</p>
<p>Etichettato come criminale dal volgo; adorato come divinità inarrivabile dai ragazzini che si avvicinano alla sicurezza informatica; spesso autore di imprese impossibili agli umani nelle pellicole cinematografiche: era l’hacker. Oggi questa figura, cos&igrave; come tante altre, &egrave; cambiata: sono diversi gli strumenti, il modo di operare, gli obbiettivi.</p>
<p>La nuova realtà “sociale” della rete, la spinta alla condivisione e la conseguente grande mole di dati che circolano sulle piattaforme web (pensiamo a Facebook) hanno fatto s&igrave; che internet si trasformasse nell’immensa banca dati nella quale oggi ci muoviamo: un luogo, accessibile a chiunque, ove queste informazioni stanziano. “<em>Nel 21esimo Secolo </em>– spiega Raoul Chiesa, tra i pi&ugrave; noti hacker italiani -<span> </span><em>le informazioni sono il potere</em>”.</p>
<p>Ed allora hacker diviene colui che sa trovare dati sensibili, proprio come <a title="hacker moderno" href="http://blog.estrogeni.net/campagne/strategia-condivisa/">Lisbeth Salander</a>, l’intrigante protagonista della trilogia Millenium: &egrave; abile a muoversi tra i social network sfruttandone le enormi e nascoste potenzialità, ed a mixare questa peculiarità con quanto richiesto all’hacker tradizionale per essere considerato tale (conoscenze tecniche, intuito, ingegno). L’hacker 2.0 &egrave; il cercatore di informazioni.</p>
<p class="MsoNormal">Con l’avvento di Internet e degli strumenti atti a semplificare il raggiungimento di un qualsivoglia obbiettivo, sono cambiati anche i modi di operare dell’hacker. Da alcuni anni creare un sito web non &egrave; pi&ugrave; possibilità di una piccola elite di “smanettoni”, chiunque pu&ograve; creare la propria pagina ed il proprio blog partendo da piattaforme pre-confezionate o strumenti elementari. Ci&ograve; fa s&igrave; che persone poco esperte possano ritagliarsi il proprio spazio in rete, uno spazio molto interessante per l’hacker. Come ci racconta <a title="mario pascucci" href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/">Mario Pascucci</a>, consulente IT che pi&ugrave; volte si &egrave; trovato ad indagare su attacchi dei moderni hackers, “trovare siti web vulnerabili &egrave; semplice, esistono appositi script. Una volta trovati viene inserito un codice maligno tra le loro pagine – continua Mario – che si eseguirà sul PC di ciascun visitatore”: a differenza di quando per ogni singolo utente andava pianificato un attacco, oggi basta infettare una pagina web per attaccarne molti.</p>
<p>Ma i nuovi strumenti offerti dal Web 2.0 hanno influenzato anche il metodo di lavoro dell’hacker. Esistono servizi in grado di connettere tra loro due o pi&ugrave; PC quasi come se i proprietari si trovassero a pochi metri di distanza, vengono sviluppati sistemi di videoconferenze sempre pi&ugrave; avanzati, non mancano le piattaforme ove condividere documenti e files in tutta riservatezza. Ci&ograve; aiuta l’hacker a rapportarsi con i membri del gruppo di cui fa parte, rendendo tutto molto pi&ugrave; semplice rispetto al passato.</p>
<p>Ma non &egrave; tutto. Spiega <a title="gianni amato hacker 2.0" href="http://www.gianniamato.it">Gianni Amato</a>, noto esperto di sicurezza informatica italiano, che il web 2.0 tende la mano all’hacker anche per mezzo del suo fattore fondante: la condivisione. “La spinta a mettere in comune le proprie scoperte, conoscenze e dati tramite forum, blog, Facebook semplifica notevolmente la vita all’hacker, il quale – approfondisce Gianni – viene ogni giorno a contatto con storie, esperienze e consigli altrui, che vanno ad arricchirne il bagaglio culturale, un tempo limitato alla personale esperienza.”</p>
<p>Oggi come in passato &egrave; necessario distinguere tra colui che agisce sotto un ben preciso &#8211; e talvolta dichiarato &#8211; codice etico, e colui che, spinto soltanto dal desiderio di superare ogni limite e di arrecare danni, causa non pochi problemi alle comunità online. E’ grazie al primo che oggi possiamo parlare di hacker 2.0: senza il suo apporto buona parte delle tecnologie sui cui si basano i moderni sistemi non esisterebbero e noi oggi non potremmo essere testimoni e fruitori dell’evoluzione del mondo online.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Guido Arata<br />
www.delfinsblog.it</em></p>
<hr />
<p><small>&copy; Guido Arata for <a href="http://www.delfinsblog.it">DelfinsBlog (Guido Arata)</a>, 2009. |
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		<title>Speciale: Le Indagini Statistiche al tempo del Web Sociale (Nova24)</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 07:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Arata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Autore: Guido Arata Originalemente pubblicato su Nova24 &#8211; Numero 152 – Gioved&#236; 11 Dicembre 2008 – pagina 21 Oggi pi&#249; che mai si fa largo utilizzo di espressioni quali “Web Sociale” e “Web partecipativo”, al fine di enfatizzare due degli aspetti principali attorno ai quali ruota quel grande meccanismo comunemente chiamato Internet: la facilità con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Autore: Guido Arata</em></p>
<p><em>Originalemente pubblicato su</em> <em>Nova24 &#8211; Numero 152 – Gioved&igrave; 11 Dicembre 2008 – pagina 21</em></p>
<p class="MsoNormal"><span>Oggi pi&ugrave; che mai si fa largo utilizzo di espressioni quali “<em>Web Sociale</em>” e<span> </span>“<em>Web partecipativo</em>”, al fine di enfatizzare due degli aspetti principali attorno ai quali ruota quel grande meccanismo comunemente chiamato Internet: la facilità con la quale gli internauti riescono ad interagire tra loro ed il potere che ciascun utente ha di produrre contenuti (user generated content).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quest’ultimi, presentati nelle forme multimediali del momento (testo, audio, video), contengono una grande mole di informazioni relative al loro autore; &egrave; il cosiddetto “<em>bias dell’informazione</em>”, secondo il quale <strong>chiunque dia vita ad un contenuto non pu&ograve; esimersi dal corredarlo di tracce personali</strong>. Molto importante &egrave; poi la tendenza alla creazione di reti sociali virtuali, in grado di mettere in contatto persone dalle caratteristiche affini; ci&ograve; richiede specifiche piattaforme (i social network) e la completa disposizione dell&#8217;utente a fornire informazioni genuine su di se, che aggregate permettono la creazione di un profilo accessibile a chiunque e necessario per la riuscita del “gioco”.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Entrambi questi aspetti fanno s&igrave; che<strong> in Rete vi sia un inesauribile flusso di dati personali</strong> (talora sensibili), alcuni volutamente condivisi, altri ingenuamente creduti al sicuro, che ne fanno un interessantissimo laboratorio per le indagini statistiche. Ma chi ha la possibilità di registrare ed elaborare questi dati? Principalmente <strong>i proprietari delle piattaforme web</strong>, gli unici in grado di tracciare ed in seguito analizzare il comportamento dei propri utenti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questi enormi concentrati di informazioni personali <strong>attraggono i centri di studio statistici</strong> ed i <strong>gruppi di marketing</strong>, che per potervi accedere devono per&ograve; <strong>pagare i proprietari delle piattaforme</strong>; nasce cos&igrave; il <strong>mercato dei dati aggregati</strong>, fondato sul commercio dei dati personali quotidianamente lasciati in Rete. Tra le piattaforme in grado di immagazzinare il maggior flusso di informazioni &egrave; leader <strong>Facebook</strong>, che ha il grande vantaggio di essere generalista, il che gli permette di ospitare un’utenza eterogenea e di disporre quindi di ogni sorta di dati sensibili.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Un vantaggio che, racconta <a title="daniele frongia statistiche istat" href="http://segnalazionit.org/">Daniele Frongia</a> (dirigente interno ISTAT), non nasconde di voler sfruttare. L’<strong>obiettivo</strong> &egrave; infatti quello di <strong>mappare le relazioni tra individui mediante un’avanzata ricerca antropologica e sociale</strong>, al fine di creare veri e propri grafici matematici esplicativi dell&#8217;articolarsi delle relazioni umane. Una ricerca dall’alto tasso informativo, che diviene preoccupante se pensata totalmente nelle mani di un’unica azienda.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La possibilità di reperire dati personali in Rete non si esaurisce con i social network: come spiega <a title="davide bennato mercati produttivi" href="http://www.tecnoetica.it">Davide Bennato</a> (Docente di sociologia della ricerca e innovazione all’Università “La Sapienza” di Roma) sono sempre <em>di pi&ugrave;</em> i portali che chiedono agli utenti pareri e previsioni in merito a qualcosa (film, attore, presidente, governo) con l’obiettivo di aggregare le loro risposte e dar vita a previsioni ed indagini culturali. Per <strong>indurre gli utenti a partecipare</strong> al meccanismo vengono sfruttati i pi&ugrave; articolati stratagemmi: da premi virtuali a coloro le quali previsioni si rivelano veritiere, a vere e proprie ricompense in denaro; tra questi fece scalpore il portale che chiedeva agli iscritti di <strong>scommettere denaro sulla zona del Medio Oriente che nei mesi a venire sarebbe stata colpita da un attentato</strong>. Un servizio dietro il quale non si celava sadismo, bens&igrave; la volontà di comprendere quali fossero le zone pi&ugrave; a rischio secondo il parere popolare, per poi prendere le dovute precauzioni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>All’obiezione secondo la quale indagini statistiche incentrate su dati raccolti in Rete non abbiano valore universale risponde <strong>Chris Anderson</strong>, direttore di <strong><a title="wired" href="http://www.wired.com">Wired</a></strong>: con il trascorrere del tempo la coda lunga della Rete sarà in grado di fornire quantità di dati tali da poter essere definite universali. Ci&ograve; sancirà la <strong>scomparsa del metodo scientifico di campionatura</strong> che tuttora sta alla base degli studi statistici, <strong>sostituito dal data mining</strong> di queste gigantesche quantità di informazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Oggi la tendenza &egrave; di riconoscere l’aspetto “<em>social</em>” della Rete come un valore aggiunto per le indagini statistiche, sebbene <strong>i centri di statistica tradizionali</strong> (ISTAT, Eurostat, National Statistics), per loro stessa ammissione, <strong>non facciano diretto utilizzo di questa tipologia di dati</strong>, dal momento che richiedono una tecnica di reperimento che esula dai rigidi standard ai quali da tempo sono soliti fare affidamento. Questa, sempre secondo Bennato, si articola in diretta o indiretta. Nel primo caso si tiene conto delle classifiche, delle votazioni, delle preferenze che gli internauti manifestano apertamente, nel secondo si mira alla creazione di un profilo per ciascun utente generato dall’analisi delle caratteristiche, degli elementi ricorrenti e di altri aspetti distintivi presenti negli user generated content (siano essi con fini divulgativi, personali o altro).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Esistono inoltre studi statistici che per mezzo di <strong>Robot</strong>, software silenziosi installati su computer di utenti-campione, ne registrano ogni attività in Rete; sfruttando cos&igrave; la tendenza culturale alla socializzazione ed alla condivisione, possono reperire ingenti quantità di informazioni bypassando le piattaforme. A rallentare l’insediamento dei Robot si oppongono lampanti problematiche legate alla privacy, che rapportate per&ograve; al mercato dei dati aggregati ed alle analisi antropologiche sui rapporti umani, rischiano di passare in secondo piano.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><em>Guido Arata</em></span></p>
<hr />
<p><small>&copy; Guido Arata for <a href="http://www.delfinsblog.it">DelfinsBlog (Guido Arata)</a>, 2009. |
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