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Sono da poco tornato da Milano dopo aver partecipato all’evento Speed Dating di Microsoft Italia (curato da Hagakure). Un evento davvero ben riuscito e che al rientro mi ha lasciato un sacco di buone sensazioni. Si è trattata di una serata nella quale il gruppo di Microsoft Italia ha voluto confrontarsi con gli esponenti della Rete italiana (non mi va più di chiamarli soltanto bloggers, molti tra quelli presenti sono ben di più). Attenzione, perchè detta così sembrerebbe la solita solfa trita e ritrita da 3-4-5 anni. Ed invece essere lì presente permetteva di comprendere come davvero Microsoft Italia tenesse a tale confronto, come davvero il gruppo si aprisse ad esso. Spiegarlo a parole rischia di descrivere un incontro classico, perchè – ripeto – per comprendere la straordinarietà dell’occasione era necessario esserci. Ma ci provo.

Il format è stato molto particolare: una decina di dirigenti di Microsoft Italia si sono seduti da un lato di una tavolata, ciascuno con di fronte una coppia di bloggers (per comodità stavolta li chiamo così). Questi per 5 minuti hanno potuto fare domane e confrontarsi con il dirigente che avevano davanti. Scaduto il tempo la fila di bloggers shiftava di un posto, così che di 5 minuti in 5 minuti ogni coppia potesse confrontarsi con ogni Dirigente Microsoft Italia. E già durante questi brevi confronti ho compreso come le persone che avevo davanti avessero a cuore il confronto: c’era chi preso dall’entusiasmo impiegava tutti e 5 i minuti per descrivere la sua attività, chi invece preferiva rispondere alle domande, chi domandava a sua volta a me ed Alessio che gli stavamo davanti. Era chiaro che non erano lì a forza, che per loro quel momento era importante.

Al termine dello Speed Dating è iniziato il dialogo con l’Amministratore Delegato di Microsoft Italia, Pietro Scott Jovane, che è stato straordinario. Ha inquadrato la situazione di Microsoft, ha raccontato cosa vede nel futuro di Microsoft, ed ha chiesto consiglio ai bloggers. Da questa domanda sono emerse risposte e contro-domande da parte dei presenti molto interessanti, ma più ancora è stato straordinario vedere Pietro confrontarsi davvero a ruota libera con gli spunti offerti, segnarseli per tenerli davvero di conto. Il tutto con una spontaneità davvero rara. Più o meno a metà del dialogo mi sono reso conto di quanto si stava verificando, e mi sono detto: “Che figata”. Quando succede così, c’è davvero qualcosa di particolare. Sarebbe andato avanti ad oltranza, se non avessimo dovuto lasciare la sala per i preparativi della cena.

La stessa così bella atmosfera di confronto si è ripetuta a tavola con Pietro, ed è stata un’esperienza molto piacevole.

Grazie a Marco ed Ale.

Preparatevi perchè – ve lo dico già adesso – arriverà una serie di post riguardanti Microsoft. Questa sera ho potuto toccare con mano il fatto che molto è cambiato, ed è giusto farlo sapere. Soprattutto quando il protagonista dimostra una tale apertura e senso di auto-messa-in-discussione-costruttiva.

EPUB: Lo Standard degli eBooks

Ieri ho pubblicato un articolo nel quale parlavo degli eBook e del fatto che, a mio modo di vedere, ben presto daranno il la’ ad una rivoluzione pari a quella avviata 8 anni fa dagli Mp3. Nel pezzo ho erroneamente parlato del PDF come dello standard che accompagnerà la rivoluzione degli eBook. Fortunatamente, stuzzicato da Antonio Tombolini, ho potuto rendermi conto dell’errore, e di approfondire su quello che, mi è stato spiegato, è destinato a diventare per davvero lo standard eBook per eccellenza: l’EPUB. Ho pensato di condividere qui quanto appreso durante i miei “approfondimenti”.

Si tratta di un formato aperto, utilizzato per riprodurre in digitale testi e libri interi. Ciascun EPUB è composto da 3 files: il primo contiene le informazioni relative alla formattazione del contenuto (in XHTML), il secondo ne descrive la struttura (mediante un XML) ed il terzo altro non è che un archivio ZIP che contiene i primi due.

A differenza di Kindle, che sebbene sia il più chiaccherato tra gli eBook Reader è anche uno tra i più “chiusi” in quanto permette unicamente la lettura di eBook in un formato proprietario di Amazon, sono già sul mercato i primi prodotti in grado di leggere eBook in formato EPUB. Tra questi i più convincenti sembrano essere il Sony Reader e l’Hanlin eReader.

Per quanto riguarda il lato software, il miglior programma per convertire PDF ed altri formati in EPUB sembra essere Stanza. Intuitivo, semplice e gratuito. Non ho invece avuto modo di provare Calibre, altra soluzione software che, a quanto si legge in Rete, è completa e funzionale. Tornando a Stanza, esiste pure una interessante applicazione per iPhone grazie alla quale l’utente può raggiungere un vero e proprio archivio di EPUB (suddivisi per categoria), tutti da scaricare e leggere sul proprio dispositivo.

Si tratta di spunti, risultato di un approfondimento in riguardo ad uno standard riguardo al quale prima di ieri non mi era capitato di sentir parlare.

Alla presentazione della nuova suite Microsoft BPOS ho avuto la possibilità di scambiare alcune parole con Fabio Santini di Microsoft e Marco Cusinato di Reply (azienda partner di MS) proprio a riguardo del nuovo prodotto. Ecco cosa ne è saltato fuori:

Andrew Keen non è mai stato un supporter del Web 2.0; ieri, intervistato da TechCrunch al Next Web di Amsterdam, ha manifestato particolare soddisfazione nel rivendicare le sue idee, dal momento che nell’ultimo mese si è iniziata ad accettare all’unanimità l’idea che il binomio 2.0 – business non s’ha da fare.

Durante l’intervista ha parlato di come, a suo modo di vedere, si orienterà la Rete: stop al social ed alla condivisione, in favore di un ritorno all’individualità. Ovviamente, quest’ultima, sarà mediata dagli strumenti offerti dalla modernità, primo fra tutti, Twitter.

Twitter può essere inteso, per l’appunto, come un servizio a senso unico, nel quale il proprietario di un account parla all’esterno. Ma non c’è scambio. E buona parte degli utenti, parlando con l’esterno, hanno piacere nel vedere incrementare il numero di Followers. C’è chi è più bravo, chi meno. C’è chi comunica meglio, ci proprio non sa farlo. Le persone in gamba da questo punto di vista riescono a creare, dietro di se’, una vera e propria audience. Ed il loro nome diventa un brand.

Twitter è unicamente un’esempio, utile però a delineare quello che Keane identifica come il futuro della Rete: una giungla ben più vasta di quanto non lo fosse 10 anni fa, nella quale non verrà più dato spazio alla condivisione (in quanto non-monetizzabile), ed i flussi di dati torneranno, proprio come 10 anni fa, a viaggiare in un’unica direzione, secondo però i più moderni strumenti.

Io ed Antonio abbiamo deciso di aprire TechNotizie ormai un anno fa, ed abbiamo utilizzato questi primi 12 mesi per capire se il prodotto avrebbe potuto suscitare interesse, “tastando il terreno“. I riscontri sono stati più che positivi, ed allora abbiamo deciso di lavorarci seriamente, impegnandoci alla creazione della nuova versione, ormai in dirittura d’arrivo. (continua…)

Guido Arata

Guido Arata collabora con Banzai (Liquida e Studenti.it), Jack (mensile edito Gruner+Jahr/Mondadori), Il Sole24Ore, Telecom Italia. Studia Ingegneria Informatica. Cura il blog Tweetblog per Blogosfere, e gestisce il canale Blog del portale JackTech. L'esperienza maturata sul campo lo porta ad essere Social Media Strategist e Web Project Manager


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