Strategie Web, gestione di progetti, business
30 mar
Facebook sta giorno dopo giorno elargendo a tutti i suoi utenti il nuovo servizio Questions. Si tratta di una nuova features che permetterà a chiunque di noi di fare una domanda e di sottoporla ai nostri Amici. Esempi? “Qual’è il migiore ristorante tra questi due?”, “Stasera che si fa?”, “Chi vince il campionato quest’anno?”.
Il bello di questa novità è che le domande vengon sottoposte alla propria cerchia di Amici, il che significa ricevere risposte che ci riguardano personalmente, in quanto date da persone che conosciamo. Per questo si possono fare domande inerenti al territorio, a personaggi locali, ecc. La limitazione è che chi pone la domanda deve anche offrire alcune possibili risposte: si tratta di una sorta di quiz a risposta multipla. Fortunatamente che risponde ha la possibilità dinaggiungere una nuova opzione alla risposta. In ogni caso intendo la scelta di offrire unicamente domande a risposta multipla un’importante limitazione.
C’è chi annuncia vicina la morte di Quora, ora che anche Facebook è entrato nel mondo delle Q&A. Falso. Proprio e soprattutto perchè Facebook offre un format molto rigido: la domanda con risposte multiple. Mentre su Quora la risposta è libera, e spesso porta un grande valore, spunti intessanti. Perchè Quora non è solo un Q&A: ti permette di seguire argomenti di interesse e di venire avvisato quando ci sono nuove domande a riguardo. Io lo sto usando proprio per questo: leggo le domande che fanno gli altri e le risposte che ricevono, ed imparo, molto. Questo, con Facebook Questions, non posso farlo. Posso farci dell’altro. Si tratta di due target profondamente diversi. Se Quora morirà , non sarà certo per Facebook Questions.
26 nov
Sono da poco tornato da Milano dopo aver partecipato all’evento Speed Dating di Microsoft Italia (curato da Hagakure). Un evento davvero ben riuscito e che al rientro mi ha lasciato un sacco di buone sensazioni. Si è trattata di una serata nella quale il gruppo di Microsoft Italia ha voluto confrontarsi con gli esponenti della Rete italiana (non mi va più di chiamarli soltanto bloggers, molti tra quelli presenti sono ben di più). Attenzione, perchè detta così sembrerebbe la solita solfa trita e ritrita da 3-4-5 anni. Ed invece essere lì presente permetteva di comprendere come davvero Microsoft Italia tenesse a tale confronto, come davvero il gruppo si aprisse ad esso. Spiegarlo a parole rischia di descrivere un incontro classico, perchè – ripeto – per comprendere la straordinarietà dell’occasione era necessario esserci. Ma ci provo.
Il format è stato molto particolare: una decina di dirigenti di Microsoft Italia si sono seduti da un lato di una tavolata, ciascuno con di fronte una coppia di bloggers (per comodità stavolta li chiamo così). Questi per 5 minuti hanno potuto fare domane e confrontarsi con il dirigente che avevano davanti. Scaduto il tempo la fila di bloggers shiftava di un posto, così che di 5 minuti in 5 minuti ogni coppia potesse confrontarsi con ogni Dirigente Microsoft Italia. E già durante questi brevi confronti ho compreso come le persone che avevo davanti avessero a cuore il confronto: c’era chi preso dall’entusiasmo impiegava tutti e 5 i minuti per descrivere la sua attività , chi invece preferiva rispondere alle domande, chi domandava a sua volta a me ed Alessio che gli stavamo davanti. Era chiaro che non erano lì a forza, che per loro quel momento era importante.
Al termine dello Speed Dating è iniziato il dialogo con l’Amministratore Delegato di Microsoft Italia, Pietro Scott Jovane, che è stato straordinario. Ha inquadrato la situazione di Microsoft, ha raccontato cosa vede nel futuro di Microsoft, ed ha chiesto consiglio ai bloggers. Da questa domanda sono emerse risposte e contro-domande da parte dei presenti molto interessanti, ma più ancora è stato straordinario vedere Pietro confrontarsi davvero a ruota libera con gli spunti offerti, segnarseli per tenerli davvero di conto. Il tutto con una spontaneità davvero rara. Più o meno a metà del dialogo mi sono reso conto di quanto si stava verificando, e mi sono detto: “Che figata”. Quando succede così, c’è davvero qualcosa di particolare. Sarebbe andato avanti ad oltranza, se non avessimo dovuto lasciare la sala per i preparativi della cena.
La stessa così bella atmosfera di confronto si è ripetuta a tavola con Pietro, ed è stata un’esperienza molto piacevole.
Preparatevi perchè – ve lo dico già adesso – arriverà una serie di post riguardanti Microsoft. Questa sera ho potuto toccare con mano il fatto che molto è cambiato, ed è giusto farlo sapere. Soprattutto quando il protagonista dimostra una tale apertura e senso di auto-messa-in-discussione-costruttiva.
6 ott
Alla BlogFest ho fatto una chiacchierata con il buon Luca Conti – autore, tra le altre cose, del bel libro Fare Business con Facebook – ripresa da Gabriele Lunati – responsabile della Redazione di Liquida.
30 apr
Ieri in Rete si è tornati a parlare dei numeri di Twitter, questa volta in maniera negativa: il 60% dei registrati avrebbe smesso di utilizzarlo nel giro di un mese.
L’indagine è stata svolta da Nielsen, ed ha presentato un po’ un secondo volto del Twitter osannato i giorni scorsi per la crescita annua del 1382%. Ma andiamo più a fondo.
I dati dai quali Nielsen ha tratto le suddette conclusioni riguardano le statistiche sugli accessi alla pagina web Twitter.com, e non gli updates. Quindi dall’indagine si evince che il 60% degli iscritti a Twitter smette ben presto di accedere alla sua home page. Ma questo non significa che smetta di utilizzarlo, dal momento che esistono decine di applicazioni desktop/mobile e plugin che permettono di aggiornare il proprio stato. Anzi, direi quasi che il fulcro di Twitter stia proprio in queste soluzioni software: la sua homepage non presenta alcun elemento multimediale (a differenza di Facebook e MySpace) e risulta pergiunta di poco interesse per gli utenti (per non contare poi la scomodità di accedere ad un URL per ogni twitt). Molto meglio utilizzare un plugin per Firefox che ci avvisa più o meno in tempo reale delle novità nella timeline. Allo stesso modo, anche da cellulare, è molto più comodo twittare da un’apposita applicazione piuttosto che dovere ogni volta avviare il mini-desktop e recarsi sulla sua homepage. Una recente indagine conferma tale tesi, riportando che solamente il 30% della totalità degli updates avviene dal sito.
Insomma, associare a dati relativi agli accessi al sito di Twitter l’idea di infedeltà degli utenti, di servizio usa-e-getta, mi pare quantomeno avventato.
23 apr
Uno degli utilizzi che si possono fare di Google è quello della ricerca di informazioni in merito ad una persona. Fino a ieri (così come a partire da domani) ciò che Google restituiva alle ricerche “nominali” era piuttosto incontrollabile dal soggetto chiamato in causa. Ma non agitatevi, questo non cambia.
C’è però una novità in questo ambito, e si chiama Google Me: chiunque può parlare di sé, specificare i propri interessi, le proprie competenze lavorative, la propria biografia e fare in modo che queste informazioni appaiano quando qualcuno effettua una ricerca utilizzando come keyword il suo nome. Dove verranno mostrati? Tra il 5° ed il 6° risultato di ricerca. Quindi non in cima, e questo è un segnale, importante (seppure scontato), dato da Google: come a dire “Comunque le prime informazioni sul nome cercato,a darle, sarò io“
Con questa piccola implementazione Google continua ad inseguire quella che è la sua idea di “motore di ricerca moderno”: qualcosa di più di un semplice elenco di link. Un servizio in grado di offrire anche altre risorse oltre a collegamenti ipertestuali ad altre pagine web. Un motore che per una keywords, ad esempio, mostri anche i video relativi, le foto, le news, e adesso anche i profili. Il tutto integrato e piazzato in mezzo alla classica lista di collegamenti, che ne costituiscono e sempre costituiranno il cuore.