SEO Optimization of a Facebook Page for Brand

If you own or manage a Facebook Page for a brand, I suggest you to pay attention to the SEO aspect of this page. Google just starts paying attention to the positioning of Facebook Pages, so this became a task you have to take care.

Fortunately on Facebook Pages the SEO optimization is more simple than on a webpage, because there are definitery less aspect to consider and where you can act.

What are the tricks you have to pay attention? If you move to the Info page of you Facebook Page you will see some textboxes that you can fill with informations about the brand of your Page. It’s really really important that you fill these information paying attention to the keywords density. My advice is to fill these textboxes with sentences which contains keywords you want to appear in Google. remember that Google – in terms of positioning – consider more keywords which are contained in the first 3-4 words of your sentence. So, try to include your powerful-keyword at first in your sentence.

Last but not the least is the Vanity URL of your Page. If your Page has more than 25 Fans, you can ask Facebook to give to your Page a human-friendly URL. For example on Jack we have set this URL: www.facebook.com/jacktech.it. This is really important to do.

The raise of the Online Advertising Market

The 2009 struck the golden dreams of a lot of web-entrepreneurs: the growth of the online advertising market saw a stop, after 8 years of continue growth. This caused a lot of debates about online business models, raising doubts on the effectiveness of business models based on advertising. Today the IAB Internet Advertising Revenue Report has presented a new scenario about the online advertaising market, which allow coming back to the lost optimism.

Revenue of the online advertising in 2010 have been increased by 15%, reaching the 26 billions of $. More than the revenue generated in the 2009 (obviously) but also more than the 2008.

Going little deeper into the report, we discover that the Search Advertising remains the most consistent part of the online advertising: it has generated revenues for 12 billions of $ (the 46% of the total). Instead display adv has generated the 24% of the total revenues.

Another really interesting information we can reach reading the Report is that the online adv market is opting more for Performance and less for CPM. This is an interesting trends, which appairs for the first time in 2006 and started to be more than more marked in the next year. Now Performace adv own the 62% of the market, while CPM only the 33%.

La strategia di comunicazione sui social media di Obama e la situazione italiana – Festival Internazionale del Giornalismo 2011

Ieri al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia si è tenuto un panel  riguardante “L’informazione politica  nell’era dei social media“.  Organizzato e moderato da Alessio Jacona, ha portato difronte alla platea ospiti di respiro internazionale e decisamente interessanti: Micah Sifry – co-fondatore del Personal Democracy Forum e di TechPresident.comSam Graham-Felsen – blogger di Obama durante la campagna elettorale per le Presidenziali USA del 2008 – Dino Amenduni – il responsabile dell’attività sui social media di Nichi Vendola – Stefano Epifani – dell’Università La Sapienza – e Antonio Sofi – giornalista e consulente politico.

Spesso quando si parla di campagna elettorale e di social media si dimentica – o non si sa – che pure McCain – rivale di Obama alle elezioni – aveva fatta uso dei social media. Ma con una grande differenza: McCain li usava come se fossero media tradizionali, mentre Obama ha saputo entrare nelle logiche della Rete e nelle sue dinamiche, è riuscito a parlare la lingua del Web. Questo gli ha permesso di colpire ed influenzare tutta quella popolazione attiva in Rete, che da troppo tempo è abituata a sviare ed ignorare i comunicati stampa e le (finte) iniziative social di molti brand. Il messaggio della campagna Obama invece li ha raggiunti, proprio perchè nella forma e nelle modalità proprie del mezzo.

La strategia di Obama è stata ben spiegata da Sam, nel mentre raccontava della sua ricchissima esperienza: non limitarsi a creare un blog di informazione, bensì di conversazione. Per questo motivo i blog post non erano altro che storie, al termine delle quali al lettore veniva chiesto qualcosa come: “Ed ora raccontaci la tua di storia“. In questo modo – spiega Sam – hanno convogliato un messaggio ben preciso al lettore: “A noi interessa la vostra storia, la vostra esperienza, la vostra vita“. La grande novità era la predisposizione all’ascolto.

Un altro fattore di successo è stato quello di favorire la nascita di gruppi di sostenitori di Obama, di aiutare loro a dar vita a veri e propri comitati di supporto, lasciando però loro la giusta indipendenza. Questo ha facilitato la nascita di tali gruppi, che sono cresciuti esponenzialmente.

La campagna elettorale per le elezioni del 2012 sarà però diversa, ed orientata ai micro-target: tramite Facebook – in maniera trasparente – lo staff di Obama sta raggruppando le persone in categorie ben definite e particolari, così da poterle raggiungere con messaggi ben mirati. Assisteremo pertanto ad una comunicazione iper-targetizzata.

Guardando a noi, la figura di Dino Amenduni è molto positiva: ha detto di avere studiato molto la strategia di Obama e di ispirarsi tutt’ora a lui. Ed i frutti della sua strategia sono tangibili: Vendola è in testa a tutte le classifiche che riguardano il numero di fans e di engagment della community. Risultati ottenuti con un’attività giornaliera, seguita attivamente in prima persona (ha aggiornato la FanPage di Vendola nel bel mezzo del panel, per intenderci), fatta con passione. E’ inutile raccontarcela, la differenza tra un lavoro fatto così ed uno “di agenzia” si sente.

Ma si tratta di un caso tristemente isolato. Stefano Epifani ha riportato i risultati di alcune ricerche che ha condotto in prima persona, e che ben rappresentano il quadro del rapporto dei politici italiani con i social network:

  • Il 60% dei candidati sindaci alle ultime elezioni hanno abbandonato il loro Profilo Facebook il giorno dopo le elezioni. Non un minuto di più, il giorno dopo
  • L’80% dei blog dei politici creati in campagna elettorale sono stati chiusi il giorno dopo le elezioni

Perchè questo triste quadro? Per due motivi, uno semplici e l’altro invece non banale:

  1. La concezione che i politici hanno dei social media: un mezzo come un altro per veicolare il loro messaggio
  2. Il disinteresse a conversare con i propri elettori. Da dove nasce tale disinteresse? Dal fatto che i politici non sono eletti dai cittadini, ma piuttosto dai loro partiti, dalle liste. Pertanto spesso e volentieri, una volta sicuri di rientrare in una lista, preferiscono nascondersi piuttosto che mettersi in mostra. Ed in quest’ottica un Profilo Pubblico su Facebook si trasforma in un pericolo, in un rischio gratuito, del quale non c’è necessità.

In chiusura dalla sala arriva una domanda: “Qual’è il futuro della comunicazione politica sui social media?“. Decisamente impegnativa, ma Sam ha le idee chiare: il futuro è chiamare all’azione le persone permettendo loro di farlo in ogni momento, all’istante. Sfruttando le nuove dilaganti tecnologie, quali gli smartphone, i tablet, la geolocalizzazione. E – sempre tramite queste tecnologie – aiutarli a condividere le loro azioni con le altre persone. Tutto questo in qualsiasi momento della giornata, nel momento stesso in cui la chiamata all’azione viene veicolata.

Facebook Comments e TechCrunch: non è mica come sembra anzi è positivo

Facebook la settimana scorsa ha lanciato la nuova versione di Facebook Comments. Velocemente, di cosa si tratta: di un codice HTML che se inserisci nel tuo blog sostituisce il box dei commenti classico con uno nuovo, che permette ai lettori del tuo blog di commentare i tuoi articoli con il Profilo di Facebook. Ovviamente sul loro profilo comparirà il fatto che hanno commentato, ed il contenuto del loro commento sarà leggibile.

Bene, coloro che lo hanno adottato hanno riscontrato da subito un netto incremento degli accessi provenienti da Facebook. Ovviamente.

Ma c’è stato un caso che ha fatto scattare un allarmismo ingiustificato. TechCrunch dopo avere installato Facebook Comments ha registrato una diminuzione dei commenti ai post pari al 60%. Disastro? Macche! L’implementazione di Facebook Comments tiene alla larga i troll ed i commenti privi di valore. Se hai un blog ti capiterà di ricevere commenti stupidi, inutili, fuori contesto, ecc. Bene, questi con Facebook Connect vengono scoraggiati. Il perchè è presto detto: finalmente il commentatore non ha più la possibilità di nascondersi dietro ad un nickname ed una mail “aaa@bbb.it”, quello che scrive è direttamente riconducibile alla sua persona, al suo Profilo su Facebook. E, dall’altro lato, tutti i suoi Amici su Facebook possono leggere quello che lui commenta. Allora, è davvero il caso di preoccuparsi di quel decremento? ;-)

[Modelli di business per l'editoria online] Il singolo articolo non lo vendi, vendi un prodotto editoriale

Al Festival Internazionale del Giornalismo c’è stato un bel panel volto a presentare alcune attività editoriali online che per qualche motivo possono considerarsi “diverse” da quelle canoniche. Esperimenti. Non entro nel merito di uno o dell’altro progetto, quello che è stato interessante è stato vedere i fautori di iniziative editoriali diverse confrontarsi sui fattori di diversità che intercorrono tra i loro progetti, per mezzo di argomentazioni decise, ponderate, sensate. Insomma, ognuno era preparato su quello che sosteneva, convinto. Fatta questa piccola introduzione mi addentro nel dibattito che più ha acceso la sala: il modello di business. E lo faccio entrando nel merito di una possibile strada.

Paola Bacchiddu di Linkiesta ha infatti rivelato di avere in mente per il suo portale un modello fremium, dove i contenuti più elaborati vengono fatti pagare ai lettori. Questa affermazione ha scaldato la sala. Bene, io sono convinto che il modello dei contenuti a pagamento possa esistere, ma non per l’acquisto di un blog post. Non c’è possibilità di vendere un articolo. C’è però possibilità di vendere un prodotto editoriale, che si ripresenta con cadenza settimanale/mensile/ecc e composto da più argomenti elaborati ed aggregati in maniera sensata ed intelligente. Questo è un prodotto vendibile in Rete.

Dire che se si scrive un contenuto di alta qualità per una nicchia (esempio: il mercato della Moldavia), questo è facilmente vendibile in rete perchè ci sarà chi per professione necessita di monitorare quei mercati e quindi è disposto a pagare quel contenuto è una cosa sensata. Ma sul singolo contenuto non funziona. Funziona invece produrre un contenuto elaborato, composto da più articoli di qualità, aggregati tra loro in maniera intelligente. Fruibile magari in diversi formati, da podcast a formato tablet/iPad, e fruibile da mobile. Questo se il contenuto merita, può funzionare.

Facebook ed i social media come forte Referrer per il tuo portale

Si dice sempre che per un’attività di social media marketing il ROI è difficile da quantificare. Vero, ma nel mio caso – la gestione della presenza sui social media di una rivista, Jack – un buon indicatore del successo (o dell’insuccesso) dell’attività sono i visitatori che tali attività portano al sito web. Siccome spesso si guarda con diffidenza alle misure di marketing su Facebook – si pensa sia qualcosa che si può benissimo fare in casa, e spesso se ne diffida – riporto con piacere i numeri che riesco a garantire ogni mese a JackTech con la mia attività.

Da quando ho preso in mano la presenza sui social media di Jack (FanPage su Facebook ed account Twitter), garantisco al portale JackTech 55’000 pageviews al mese. In termini di visitatori unici giornalieri ci aggiriamo sui 500-600 al giorno (esclusi i week-end, durante i quali non faccio alcuna attività social).

Rispetto a quando avevo riportato i primi numeri i referrer da Facebook sono restati piuttosto costanti, mentre quelli da Twitter sono cresciuti, arrivando ad essere 100-150 al giorno. Per quanto riguarda Twitter non sono ancora tali da considerarsi “importanti”, e sto sperimentando diverse soluzioni, dalle quali sto traendo interessanti case history.

Un ulteriore dato interessante  è il numero di pagine viste per visitatore, che è tra le 3 e le 3,5.

Insomma, per quella che è la mia esperienza maturata in questi anni, non è facile per un portale online avere un referrer che costantemente, da oltre 6 mesi, garantisce 55’000 impressions al mese. Senza tenere conto di tutti gli altri aspetti di branding & co (come gente che dopo avere acquistato Jack ne fotografa la copertina e posta la foto su Twitter), che così poco interessano a chi guarda prettamente ai numeri.

A questo aggiungi il fatto che Google ha apertamente dichiarato di utilizzare i links presenti sui social per determinare il trust rank di una pagina web e quindi il suo posizionamento nella SERP.

Sta a te trarre le debite conclusioni.

PS: in cantiere c’è un’applicazione Facebook, che si pone alcuni obiettivi interessanti. Non appena avrò qualche metrica a riguardo farò un nuovo post simile a questo, così da offrire un nuovo case study.

Il (nostro) blogger è morto

Si è tornati a parlare di blog e della loro morte. Dibattito che da perso tempo è un tormentone, che ogni tanto si calma, per poi riprender piede sottoforma di fiammate e…blog post.
Il blog è uno strumento che era potente nella prima decade del 2000, e che resta tale anche oggi. Eppure è innegabile che il mondo dei “blog”, dopo un fermento durato anni, si è fermato.  Perchè? Non certo per lo strumento blog.

Quella che è entrata in crisi è la figura del blogger (e sono contento di leggere che Alessio e Luca sono del mio stesso avviso). Per perse ragioni, tutte soggettive. Ne indico qualcuna:

- gli early adopter, i grandi bloggers che hanno diffuso la moda a suon di blog-post, hanno meno tempo per bloggare, e preferiscono portare avanti la loro presenza online a suon di status Facebook e tweet da 140 caratteri. Magari linkando a contenuti (guarda caso blog post) esteri. Perchè questo? Perchè per convenienza e comodità si è creato un nuovo trend secondo il quale l’essere esperti ed autorevoli su di un determinato argomento è testimoniato dal saper segnalare links a interessanti risorse esterne in merito. Il grosso del lavoro lo si fa fare agli altri (spesso, ripeto, fonti estere), e noi ci si limita a linkarli ed associarvi una mini riflessione da poche decine di caratteri. Mica scemi no?

- i bloggers attivi hanno raggiunto visibilità, sono stati notati, e sono entrati in realtà professionali interessanti ed impegnative, spesso legate all’editoria tradizionale. E questo toglie tempo al bloggare.

- Per chi bloggava solo a caccia di revenue pubblicitarie, il mito si è trasformato in falso mito, e molti – disillusi – hanno abbandonato lo strumento.

- Il bloggers ha già detto tutto. L’azione di branding personale è durata persi anni (a suon di interessanti blog post riguardanti l’ambito di interesse professionale), ed è riuscita. Ora non c’è più spinta per continuare, l’obiettivo è stato raggiunto. E non c’è tempo, ne voglia, ne necessità di lanciarsi su nuovi settori, per i quali riproporre la stessa azione di personal branding. E quindi si blogga molto meno, non c’è più la motivazione trainante.

Come vedi la questione è legata al blogger. Questo va capito, perchè affermare che “il blog è morto”, e magari ripeterlo al cospetto di una platea, rischia di allontanare da questo potentissimo strumento giovani potenziali bloggers, che potrebbero trarre enormi benefici dall’aprire un blog. Sarebbe un vero peccato. Se tu non blogghi più, non dire che il blog è morto. Limitati a dire che non ha più interesse per bloggare (non c’è niente di male, in alcuni casi significa pure che sei un superfigo arrivato dove volevi arrivare).

Google +1: perchè (così) non funziona

L’ultima fatica social di Google si chiama “+1” e consiste in un tastino che verrà associato ad ogni risultato di ricerca. Noi dovremmo clikkare quello relativo al risultato di ricerca che abbiamo ritenuto interessante, per esprimere il nostro gradimento. Una sorta di “Mi Piace”, una sorta di voto alla Digg ed alla TechNotizie. La cosa elaborata sta nel fatto che i +1 influenzano la SERP di Google. Esempio pratico: se un mio contatto Google (Gmail, Reader, Buzz, ecc) mette un +1 accanto ad un risultato, se mai farò una ricerca simile, tale risultato apparirà tra i primi.

L’idea di per se funziona, ma c’è un grosso ostacolo: il Mi Piace di Facebook funziona (alla grande) perchè sta sulla pagina che contiene il contenuto. In questo caso il +1 sta a fianco ad un link, che clikkato rimanda alla pagina. Si complica molto la cosa, in Rete tutti vanno di fretta, Google stesso sta diventando sempre più un punto di passaggio. Dopo che ho trovato quello che mi interessa devo tornare indietro, clikkare +1….difficile. Si potrebbe risolvere con l’integrazione del bottoncino +1 su Chrome, allora lì potrebbero aprirsi scenari rosei

Facebook Questions

Facebook sta giorno dopo giorno elargendo a tutti i suoi utenti il nuovo servizio Questions. Si tratta di una nuova features che permetterà a chiunque di noi di fare una domanda e di sottoporla ai nostri Amici. Esempi? “Qual’è il migiore ristorante tra questi due?”, “Stasera che si fa?”, “Chi vince il campionato quest’anno?”.

Il bello di questa novità è che le domande vengon sottoposte alla propria cerchia di Amici, il che significa ricevere risposte che ci riguardano personalmente, in quanto date da persone che conosciamo. Per questo si possono fare domande inerenti al territorio, a personaggi locali, ecc. La limitazione è che chi pone la domanda deve anche offrire alcune possibili risposte: si tratta di una sorta di quiz a risposta multipla. Fortunatamente che risponde ha la possibilità dinaggiungere una nuova opzione alla risposta. In ogni caso intendo la scelta di offrire unicamente domande a risposta multipla un’importante limitazione.

C’è chi annuncia vicina la morte di Quora, ora che anche Facebook è entrato nel mondo delle Q&A. Falso. Proprio e soprattutto perchè Facebook offre un format molto rigido: la domanda con risposte multiple. Mentre su Quora la risposta è libera, e spesso porta un grande valore, spunti intessanti. Perchè Quora non è solo un Q&A: ti permette di seguire argomenti di interesse e di venire avvisato quando ci sono nuove domande a riguardo. Io lo sto usando proprio per questo: leggo le domande che fanno gli altri e le risposte che ricevono, ed imparo, molto. Questo, con Facebook Questions, non posso farlo. Posso farci dell’altro. Si tratta di due target profondamente diversi. Se Quora morirà, non sarà certo per Facebook Questions.

L'App iPad di Wired Italia

Proprio mentre sto valutando se rinnovare o no l’abbonamento a Wired Italia (non tanto per questioni di prezzo – ci manca poco che me lo mettono a forza nella cassetta della posta – quanto perchè poi quando lo ho lì lo leggo per dargli una nuova possibilità salvo poi accorgermi inesorabilmente di aver perso del tempo) è uscita l’app per iPad di Wired Italia.

Bell’esperimento, ben riuscito. La mistione tra contenuti online e contenuti tratti dal cartaceo è una strategia vincente. La grafica è chiara. Manca tutto l’aspetto social, e questo può far sì che dopo un iniziale soddisfazione, l’utente perda interesse per l’app. C’è qualche tempo di latenza di troppo nello sfogliare le pagine del cartaceo, ma migliorerà. La strada è quella giusta.