Strategie Web, gestione di progetti, business
4 apr
Si è tornati a parlare di blog e della loro morte. Dibattito che da perso tempo è un tormentone, che ogni tanto si calma, per poi riprender piede sottoforma di fiammate e…blog post.
Il blog è uno strumento che era potente nella prima decade del 2000, e che resta tale anche oggi. Eppure è innegabile che il mondo dei “blog”, dopo un fermento durato anni, si è fermato. Perchè? Non certo per lo strumento blog.
Quella che è entrata in crisi è la figura del blogger (e sono contento di leggere che Alessio e Luca sono del mio stesso avviso). Per perse ragioni, tutte soggettive. Ne indico qualcuna:
- gli early adopter, i grandi bloggers che hanno diffuso la moda a suon di blog-post, hanno meno tempo per bloggare, e preferiscono portare avanti la loro presenza online a suon di status Facebook e tweet da 140 caratteri. Magari linkando a contenuti (guarda caso blog post) esteri. Perchè questo? Perchè per convenienza e comodità si è creato un nuovo trend secondo il quale l’essere esperti ed autorevoli su di un determinato argomento è testimoniato dal saper segnalare links a interessanti risorse esterne in merito. Il grosso del lavoro lo si fa fare agli altri (spesso, ripeto, fonti estere), e noi ci si limita a linkarli ed associarvi una mini riflessione da poche decine di caratteri. Mica scemi no?
- i bloggers attivi hanno raggiunto visibilità, sono stati notati, e sono entrati in realtà professionali interessanti ed impegnative, spesso legate all’editoria tradizionale. E questo toglie tempo al bloggare.
- Per chi bloggava solo a caccia di revenue pubblicitarie, il mito si è trasformato in falso mito, e molti – disillusi – hanno abbandonato lo strumento.
- Il bloggers ha già detto tutto. L’azione di branding personale è durata persi anni (a suon di interessanti blog post riguardanti l’ambito di interesse professionale), ed è riuscita. Ora non c’è più spinta per continuare, l’obiettivo è stato raggiunto. E non c’è tempo, ne voglia, ne necessità di lanciarsi su nuovi settori, per i quali riproporre la stessa azione di personal branding. E quindi si blogga molto meno, non c’è più la motivazione trainante.
Come vedi la questione è legata al blogger. Questo va capito, perchè affermare che “il blog è morto”, e magari ripeterlo al cospetto di una platea, rischia di allontanare da questo potentissimo strumento giovani potenziali bloggers, che potrebbero trarre enormi benefici dall’aprire un blog. Sarebbe un vero peccato. Se tu non blogghi più, non dire che il blog è morto. Limitati a dire che non ha più interesse per bloggare (non c’è niente di male, in alcuni casi significa pure che sei un superfigo arrivato dove volevi arrivare).
31 mar
L’ultima fatica social di Google si chiama “+1” e consiste in un tastino che verrà associato ad ogni risultato di ricerca. Noi dovremmo clikkare quello relativo al risultato di ricerca che abbiamo ritenuto interessante, per esprimere il nostro gradimento. Una sorta di “Mi Piace”, una sorta di voto alla Digg ed alla TechNotizie. La cosa elaborata sta nel fatto che i +1 influenzano la SERP di Google. Esempio pratico: se un mio contatto Google (Gmail, Reader, Buzz, ecc) mette un +1 accanto ad un risultato, se mai farò una ricerca simile, tale risultato apparirà tra i primi.
L’idea di per se funziona, ma c’è un grosso ostacolo: il Mi Piace di Facebook funziona (alla grande) perchè sta sulla pagina che contiene il contenuto. In questo caso il +1 sta a fianco ad un link, che clikkato rimanda alla pagina. Si complica molto la cosa, in Rete tutti vanno di fretta, Google stesso sta diventando sempre più un punto di passaggio. Dopo che ho trovato quello che mi interessa devo tornare indietro, clikkare +1….difficile. Si potrebbe risolvere con l’integrazione del bottoncino +1 su Chrome, allora lì potrebbero aprirsi scenari rosei
30 mar
Facebook sta giorno dopo giorno elargendo a tutti i suoi utenti il nuovo servizio Questions. Si tratta di una nuova features che permetterà a chiunque di noi di fare una domanda e di sottoporla ai nostri Amici. Esempi? “Qual’è il migiore ristorante tra questi due?”, “Stasera che si fa?”, “Chi vince il campionato quest’anno?”.
Il bello di questa novità è che le domande vengon sottoposte alla propria cerchia di Amici, il che significa ricevere risposte che ci riguardano personalmente, in quanto date da persone che conosciamo. Per questo si possono fare domande inerenti al territorio, a personaggi locali, ecc. La limitazione è che chi pone la domanda deve anche offrire alcune possibili risposte: si tratta di una sorta di quiz a risposta multipla. Fortunatamente che risponde ha la possibilità dinaggiungere una nuova opzione alla risposta. In ogni caso intendo la scelta di offrire unicamente domande a risposta multipla un’importante limitazione.
C’è chi annuncia vicina la morte di Quora, ora che anche Facebook è entrato nel mondo delle Q&A. Falso. Proprio e soprattutto perchè Facebook offre un format molto rigido: la domanda con risposte multiple. Mentre su Quora la risposta è libera, e spesso porta un grande valore, spunti intessanti. Perchè Quora non è solo un Q&A: ti permette di seguire argomenti di interesse e di venire avvisato quando ci sono nuove domande a riguardo. Io lo sto usando proprio per questo: leggo le domande che fanno gli altri e le risposte che ricevono, ed imparo, molto. Questo, con Facebook Questions, non posso farlo. Posso farci dell’altro. Si tratta di due target profondamente diversi. Se Quora morirà, non sarà certo per Facebook Questions.
10 mar
Proprio mentre sto valutando se rinnovare o no l’abbonamento a Wired Italia (non tanto per questioni di prezzo – ci manca poco che me lo mettono a forza nella cassetta della posta – quanto perchè poi quando lo ho lì lo leggo per dargli una nuova possibilità salvo poi accorgermi inesorabilmente di aver perso del tempo) è uscita l’app per iPad di Wired Italia.
Bell’esperimento, ben riuscito. La mistione tra contenuti online e contenuti tratti dal cartaceo è una strategia vincente. La grafica è chiara. Manca tutto l’aspetto social, e questo può far sì che dopo un iniziale soddisfazione, l’utente perda interesse per l’app. C’è qualche tempo di latenza di troppo nello sfogliare le pagine del cartaceo, ma migliorerà. La strada è quella giusta.
28 feb
In Italia si parla molto di Facebook, eppure una notizia potenzialmente distruptive è passata pressochè inosservata: nei prossimi giorni Facebook permetterà agli sviluppatori di portare le loro applicazioni Web all’interno di Facebook, mediante un meccanismo la cui semplicità è disarmente: l’i-frame.
Cosa vuol dire? Non sarà più necessario per le aziende andare a caccia di un buon team di Facebook Developers che riproducano su Facebook il loro servizio/portale Web. Con l’i-frame basta dare a Facebook l’URL originale del portale e lui lo integra in Facebook, associando alla nuova pagina un link www.facebook.com/qualcosa. Di una semplicità disarmante. Qualsiasi sito web già esistente può entrare in Facebook senza dover essere riscritto appositamente.
Questo lato aziende abbatte i costi, e lato Facebook mira ad un obiettivo ambizioso: portare tutto il Web dentro a Facebook. Ecco lo scenario: JackTech decide di entrare in Facebook sfruttando l’opportunità dell’i-frame. A questo punto ai suoi lettori basterà inserire JackTech non box di search di Facebook per arrivare dritti dritti sul loro sito preferito, senza lasciare Facebook, avendo così la possibilità di tenere sempre sotto controllo le notifiche ed i messaggi. Mica male.
Troppo ambizioso per essere vero? Pensa che negli USA l’anno scorso Facebook è stato il sito più visitato, superando Google. Pensi che, stando così le cose, se la gente avesse la possibilità di fruire di tutto il Web da dentro Facebook, non lo farebbe?