Strategie Web, gestione di progetti, business
17 gen
Quora è esploso. Ne parlano tutti. Tutti fanno a gara per prevederne il futuro: sopravviverà o diventerà l’ennesimo clone di Yahoo Answer?
Nel frattempo come ho twittato è divertente vedere i primi brand approdare su Quora, senza però sapere che farsene. Sono lì, Followano e lasciano la pagina vuota. In attesa di ispirazione. Ma come può un brand usare Quora?
Chi lavora con grandi gruppi di editoria avrà avuto modo di vedere come questi portali usano Yahoo Answer: lo presidiano e rispondono alle domande linkano a loro contenuti. Bene, su Quora si può fare lo stesso, ma con un ROI molto più alto, grazie a tutte le dinamiche social che il servizio si porta con se.
Quora è uno strumento straordinario di conversazione. Quindi bisogna partire dal presupposto che lì si farà conversazione. Sfruttando le dinamiche portate dai nuovi strumenti di Quora. Come su Twitter, dove però la conversazione avviene a botte di 140 caratteri alla volta. Qui non ci sono limiti, ed anzi più si è esaustivi meglio è.
La prima cosa da fare è proprio come su Twitter costruirsi una base di Follower sensata: non quantità ma qualità. Niente di nuovo per chi si intende di queste cose: è basilare che chi ti segue sia gente davvero interessata agli argomenti che andrai a trattare.
Poi si individuano i topic di interesse (per il brand), dove il brand può dire la sua, e si iniziano a seguirli.
A questo punto si inizia la conversazione. Come? Inserendosi in maniera costruttiva all’interno di dibattiti e domande, fornendo contenuti. A questo punto poi dipende da brand a brand e dagli obiettivi che questo vole ottenere, ma diciamo che in linea di massima i contenuti dovranno alternare contenuti scritti direttamente su Quora, con link a risorse esterne. Ma qui dipende, ripeto, dagli obiettivi della presenza su Quora dell’azienda. Ma si può fare tutto, da branding a generare traffico.
La barriera al momento? Il fatto che la netiquette di Quora recita “contenuti solo in Inglese“. Il che significa che i brand italiani se non hanno contenuti/prodotti in lingua inglese, devono aspettare.
4 gen
In questi giorni si sta parlando del futuro delle Apps editoriali. E c’è chi sostiene che il futuro dell’editoria resta comunque nel sito web, nel browser, e che l’iPad ed i tablet sono soltanto una falsa speranza. Nah.
Ovvio è che l’iPad rappresenterà una svolta per l’editoria soltanto se l’editoria saprà re-inventarsi. Non ha senso riprodurre in digitale quanto è cartaceo. E non ha senso nemmeno riprodurre in digitale-da-iPad quello che è in digitale-da-browser. Questo è un punto fermo, sul quale siamo tutti d’accordo. E siamo d’accordo che la stragrande maggioranza degli esperimenti editoriali su iPad rientrano in queste due macro-categorie. Ma non significa che non ci possa essere altro.
Ci ha provato Virgin con la sua Project, così come Wired e la nostrana Nòva. Non male, senonaltro perchè lasciano intravedere cosa può accadere, mettono in luce la potenza del mezzo “tablet” (per non dire sempre iPad). Eppure sono ancora un non-successo. Perchè?
Perchè per aver successo un’app editoriale su iPad/tablet deve avere il perfetto equilibrio di fattori disparati (che raramente esistono sviluppati all’interno di uno stesso gruppo): deve avere una realtà editoriale strutturata in grado di produrre contenuti di alta qualità (e parlando di contenuti non penso solo a testo, ma anche – e forse soprattutto – ad immagini e video). Deve saperli presentare al lettore in maniera nuova, ossia sfruttare la potenza del mezzo tablet/iPad. Deve saper sfruttare le dinamiche tipiche del Web-da-browser, primo fra tutti le esigenze social. Miscelando il tutto, si può ottenere l’App editoriale che molti ora assicurano essere impossibile. Ne sono certo, basta guardare oltre il proprio naso ed i propri limiti per convincersene.
17 dic
Da settembre sto gestendo la presenza sui social media di Jack. In special modo gestisco e coordino gli account Twitter e Facebook di Jack. Condivido volentieri i risultati di questi primi 3 mesi di gestione.
Il primo mese di attività ha portato a Jack oltre 10’000 visitatori unici. Il secondo 13’000. L’ultimo mese invece ho convogliato un traffico pari a 17’000 visitatori unici, ognuno dei quali fa oltre 3,5 pagine viste, il che significa che questo mese ho portato al sito di Jack 55’000 impressions. (dati Google Analytics)
Andando più in profondità: oltre l’80% del traffico che convoglio arriva da Facebook. Il restante arriva da Twitter.
Diciamo che il tempo di permanenza sul sito dei visitatori provenienti da Facebook e Twitter è pressochè uguale (oltre 3 minuti) , così come lo sono le pagine viste per visitatore.
Altri numeri interessanti per quantificare i risultati dell’attività sono:
UPDATE: proprio ora Analytics mi notifica che ieri Facebook ha portato più traffico di Google. Andando a vedere è il primo referrer di giornata
17 dic
I social network geolocal stanno andando incontro a rapido sviluppo, e mese dopo mese la loro base utenti cresce esponenzialmente. Ci stanno lavorando Google, Facebook, e ci sono le piattaforme che per prime hanno avviatalo la moda: Foursquare e GoWalla. Più volte ho spiegato che la nascita e lo sviluppo di tali piattaforme apre a scenari interessantissimi per le aziende in ottica di marketing. E così stanno nascendo le prime piattaforme che si preoccupano di semplificare la creazione di campagne marketing geo-local proprio su tali servizi. Il primo è GEOTOKO.
Si danno i dettagli della campagna che si vuole creare, si definisce il premio da conferire per gli utenti che partecipano alla campagna (un caffè, un buono sconto, quant’altro), si definisce il luogo nel quale l’utente deve recarsi per partecipare (che è l’attività commerciale che avvia la campagna), e si scelgono le piattaforme sulle quali lanciare la campagna: Foursquare, Gowalla, Facebook Places, Twitter. (Davide ha spiegato i vari passaggi più nello specifico).
Consiglio di iniziare a giochicchiare con questi strumenti.
17 dic
Sembra che Apple abbia annunciato che il Mac App Store arriverà il 6 Gennaio. Sarà come l’Apps Store, ma per i software Mac. Le categorie saranno Educazione, Giochi, Grafica, Design, Lifestyle, Produttività ed Utilità.