Facebook con l'arma più vecchia del web tenta la rivoluzione online

In Italia si parla molto di Facebook, eppure una notizia potenzialmente distruptive è passata pressochè inosservata: nei prossimi giorni Facebook permetterà agli sviluppatori di portare le loro applicazioni Web all’interno di Facebook, mediante un meccanismo la cui semplicità è disarmente: l’i-frame.

Cosa vuol dire? Non sarà più necessario per le aziende andare a caccia di un buon team di Facebook Developers che riproducano su Facebook il loro servizio/portale Web. Con l’i-frame basta dare a Facebook l’URL originale del portale e lui lo integra in Facebook, associando alla nuova pagina un link www.facebook.com/qualcosa. Di una semplicità disarmante. Qualsiasi sito web già esistente può entrare in Facebook senza dover essere riscritto appositamente.

Questo lato aziende abbatte i costi, e lato Facebook mira ad un obiettivo ambizioso: portare tutto il Web dentro a Facebook. Ecco lo scenario: JackTech decide di entrare in Facebook sfruttando l’opportunità dell’i-frame. A questo punto ai suoi lettori basterà inserire JackTech non box di search di Facebook per arrivare dritti dritti sul loro sito preferito, senza lasciare Facebook, avendo così la possibilità di tenere sempre sotto controllo le notifiche ed i messaggi. Mica male.

Troppo ambizioso per essere vero? Pensa che negli USA l’anno scorso Facebook è stato il sito più visitato, superando Google. Pensi che, stando così le cose, se la gente avesse la possibilità di fruire di tutto il Web da dentro Facebook, non lo farebbe?

Quora: come lo devono usare i Brand

Quora è esploso. Ne parlano tutti. Tutti fanno a gara per prevederne il futuro: sopravviverà o diventerà l’ennesimo clone di Yahoo Answer?

Nel frattempo come ho twittato è divertente vedere i primi brand approdare su Quora, senza però sapere che farsene. Sono lì, Followano e lasciano la pagina vuota. In attesa di ispirazione. Ma come può un brand usare Quora?

Chi lavora con grandi gruppi di editoria avrà avuto modo di vedere come questi portali usano Yahoo Answer: lo presidiano e rispondono alle domande linkano a loro contenuti. Bene, su Quora si può fare lo stesso, ma con un ROI molto più alto, grazie a tutte le dinamiche social che il servizio si porta con se.

Quora ed i Brand:

Quora è uno strumento straordinario di conversazione. Quindi bisogna partire dal presupposto che lì si farà conversazione. Sfruttando le dinamiche portate dai nuovi strumenti di Quora. Come su Twitter, dove però la conversazione avviene a botte di 140 caratteri alla volta. Qui non ci sono limiti, ed anzi più si è esaustivi meglio è.

La prima cosa da fare è proprio come su Twitter costruirsi una base di Follower sensata: non quantità ma qualità. Niente di nuovo per chi si intende di queste cose: è basilare che chi ti segue sia gente davvero interessata agli argomenti che andrai a trattare.

Poi si individuano i topic di interesse (per il brand), dove il brand può dire la sua, e si iniziano a seguirli.

A questo punto si inizia la conversazione. Come? Inserendosi in maniera costruttiva all’interno di dibattiti e domande, fornendo contenuti. A questo punto poi dipende da brand a brand e dagli obiettivi che questo vole ottenere, ma diciamo che in linea di massima i contenuti dovranno alternare contenuti scritti direttamente su Quora, con link a risorse esterne. Ma qui dipende, ripeto, dagli obiettivi della presenza su Quora dell’azienda. Ma si può fare tutto, da branding a generare traffico.

Quora: i problemi per i brand italiani:

La barriera al momento? Il fatto che la netiquette di Quora recita “contenuti solo in Inglese“. Il che significa che i brand italiani se non hanno contenuti/prodotti in lingua inglese, devono aspettare.

Il futuro delle App editoriali esiste ed è il futuro dell'editoria

In questi giorni si sta parlando del futuro delle Apps editoriali. E c’è chi sostiene che il futuro dell’editoria resta comunque nel sito web, nel browser, e che l’iPad ed i tablet sono soltanto una falsa speranza. Nah.

Ovvio è che l’iPad rappresenterà una svolta per l’editoria soltanto se l’editoria saprà re-inventarsi. Non ha senso riprodurre in digitale quanto è cartaceo. E non ha senso nemmeno riprodurre in digitale-da-iPad quello che è in digitale-da-browser. Questo è un punto fermo, sul quale siamo tutti d’accordo. E siamo d’accordo che la stragrande maggioranza degli esperimenti editoriali su iPad rientrano in queste due macro-categorie. Ma non significa che non ci possa essere altro.

Ci ha provato Virgin con la sua Project, così come Wired e la nostrana Nòva. Non male, senonaltro perchè lasciano intravedere cosa può accadere, mettono in luce la potenza del mezzo “tablet” (per non dire sempre iPad). Eppure sono ancora un non-successo. Perchè?

Perchè per aver successo un’app editoriale su iPad/tablet deve avere il perfetto equilibrio di fattori disparati (che raramente esistono sviluppati all’interno di uno stesso gruppo): deve avere una realtà editoriale strutturata in grado di produrre contenuti di alta qualità (e parlando di contenuti non penso solo a testo, ma anche – e forse soprattutto – ad immagini e video). Deve saperli presentare al lettore in maniera nuova, ossia sfruttare la potenza del mezzo tablet/iPad. Deve saper sfruttare le dinamiche tipiche del Web-da-browser, primo fra tutti le esigenze social. Miscelando il tutto, si può ottenere l’App editoriale che molti ora assicurano essere impossibile. Ne sono certo, basta guardare oltre il proprio naso ed i propri limiti per convincersene.

I risultati della gestione dell'attività social di Jack

Da settembre sto gestendo la presenza sui social media di Jack. In special modo gestisco e coordino gli account Twitter e Facebook di Jack. Condivido volentieri i risultati di questi primi 3 mesi di gestione.

Il primo mese di attività ha portato a Jack oltre 10’000 visitatori unici. Il secondo 13’000. L’ultimo mese invece ho convogliato un traffico pari a 17’000 visitatori unici, ognuno dei quali fa oltre 3,5 pagine viste, il che significa che questo mese ho portato al sito di Jack 55’000 impressions. (dati Google Analytics)

Andando più in profondità: oltre l’80% del traffico che convoglio arriva da Facebook. Il restante arriva da Twitter.

Diciamo che il tempo di permanenza sul sito dei visitatori provenienti da Facebook e Twitter è pressochè uguale (oltre 3 minuti) , così come lo sono le pagine viste per visitatore.

Altri numeri interessanti per quantificare i risultati dell’attività sono:

  • I Followers di Twitter sono cresciuti in 3 mesi da 300 a 560 (oggi).
  • I Fans della FanPage di Facebook sono cresciuti da 4’500 a 7’100. Senza alcuna forma di advertising su Facebook (che è stato interrotto nel momento in cui ho preso in mano l’account).
  • Gli utenti attivi sulla FanPage sono cresciuti da 1’000 al mese a 4’050 al mese.

UPDATE: proprio ora Analytics mi notifica che ieri Facebook ha portato più traffico di Google. Andando a vedere è il primo referrer di giornata

Pianificare una campagna di geo-marketing su Foursquare, Gowalla, Places, Twitter

I social network  geolocal stanno andando incontro a rapido sviluppo, e mese dopo mese la loro base utenti cresce esponenzialmente. Ci stanno lavorando Google, Facebook, e ci sono le piattaforme che per prime hanno avviatalo la moda: Foursquare e GoWalla. Più volte ho spiegato che la nascita e lo sviluppo di tali piattaforme apre a scenari interessantissimi per le aziende in ottica di marketing. E così stanno nascendo le prime piattaforme che si preoccupano di semplificare la creazione di campagne marketing geo-local proprio su tali servizi. Il primo è GEOTOKO.

Si danno i dettagli della campagna che si vuole creare, si definisce il premio da conferire per gli utenti che partecipano alla campagna (un caffè, un buono sconto, quant’altro), si definisce il luogo nel quale l’utente deve recarsi per partecipare (che è l’attività commerciale che avvia la campagna), e si scelgono le piattaforme sulle quali lanciare la campagna: Foursquare, Gowalla, Facebook Places, Twitter. (Davide ha spiegato i vari passaggi più nello specifico).

Consiglio di iniziare a giochicchiare con questi strumenti.

Virgin Project e l'opportunità per l'editoria

A Parigi grazie ad Alessio ed al suo iPad ho potuto tastare con mano l’applicazione della Virgin per il tablet Apple. Si tratta di un magazine totalmente pensato per iPad. Provarlo apre un mondo.

E’ vero che tali devices aprono un nuovo mondo per l’editoria. Ma questo mondo non è la più o meno roboante trasposizione in PDF delle pagine cartacee. Quello non è niente, non c’è niente di nuovo se non il supporto. C’è molto di più. Si tratta di ripensare totalmente l’assetto editoriale. Ripensare da zero l’apparato, in maniera mirata per il nuovo supporto. Che non è obbligatoriamente l’iPad: la tecnologia da impiegare è l’HTML5, fruibile tanto dal tablet Apple quanto da un Galaxy quanto dai futuri devices. Certo, ora come ora l’iPad è il supporto nel quale il progetto rende di più: schermo mozzafiato, esperienza di tocco senza precedenti, ed altri piccoli vantaggi. Ma non è detto che in futuro ci sarà qualcosa di meglio. Non è importante. L’HTML5 è universale.

E’ importante avere consapevolezza del fatto che per l’editoria si apre una straordinaria opportunità, in un mondo nuovo. Ma l’opportunità va colta rivoluzionando profondamente l’apparato. Nulla è gratis, come diceva il mio professore di Analisi. Ma padroneggiando gli strumenti i vantaggi vengono fuori. Ed in un mercato in crisi quale quello editoriale, si tratterebbe di autentico ossigeno, se non denaro sonante – stabile – finalmente nelle casse.

Di seguito due video dell’Applicazione della Virgin:

LeWeb 2010: il resoconto

A Parigi si è concluso LeWeb, il principale evento europeo dedicato al Web a livello internazionale. E’ stato il mio primo anno, ed è stata per me una grande soddisfazione verificare che, su oltre 3’000 persone, c’erano davvero pochi 21enni. Diciamo che l’età andava dai 25 in su. E’ una soddisfazione esserci.

L’evento è stato davvero notevole. Sala plenaria maestosa, ed ottima organizzazione degli spazi: un edificio con la sala principale, uno per il networking e l’area bar, uno dedicato alle startup. Peccato che il primo giorno Parigi fosse sommersa dalla neve, il che ha portato qualcuno a sostenere che l’organizzazione degli spazi fosse non soddisfacente: muoversi da un’edificio all’altro sotto la neve non è piacevole. Ma il giorno dopo, in condizioni climatiche sostenibili, il valore di una tale scelta è venuta fuori.

Ho trascorso buona parte del tempo a conoscere le startup presenti, alcune davvero interessanti (ne parlerò più avanti), ed una cospicua parte a seguire gli speech della sala plenaria. A dire il vero – eccetto per il fatto che i nomi presenti sul palco erano davvero big – i contenuti della prima giornata non mi hanno impressionato. Sono stati divertenti gli Ignite, tra i quali c’è stato quello di Luca (ecco il video). Mentre le ultime 2 ore della seconda giornata sono state straordinarie: i trend che caratterizzeranno il 2011 dal punto di vista business ed aziendale (con grafici e numeri davvero davvero interessanti), un panel riguardante VC e le exit, e lo show di Gary Vaynerchuk (che Alessio ha intervistato). Roba che vale il viaggio.

Ma in mezzo tanta tanta esperienza, tante persone interessanti e con le quali rimarrò in contatto. Tanti spunti. Davvero una bella trasferta.

LeWeb'10

Domani sarò a Milano, ed alla mattina di martedì parto per Parigi, per l’edizione 2010 di LeWeb, la conferenza internazionale dedicata al Web, la più importante a livello europeo.

Gli anni scorsi ero arrivato ad un passo ed avevo poi dovuto rinunciare per impegni di studio, ma quest’anno ho deciso che non ci sarebbe stato esame o impegno che tenesse. E così si va.

Seguirò l’evento a nome di Jack, a suon di status della FanPage di Jack e di tweet dall’account Twitter di Jack. Teneteli d’occhio, perchè si diranno cose interessanti ;-)