Strategie Web, gestione di progetti, business
29 dic
da diversi mesi ormai collaboro con il Working Capital di Telecom, e mi occupo di esporre ai lettori del blog i pitch presentati alle varie tappe del Working Capital Tour. Al momento sto lavorando ai pezzo riguardanti la tappa milanese. Fino ad ora ogni video che guardo per decidere cosa scrivere sul blog è accompagnato dal mio bofonchiare “bello”, “interessante”, “mha”, eccetera.
Bene, ho pensato che ben più redditizio – per me, per voi, per Telecom e per gli stessi autori dei progetti – sarebbe mettere tali riflessioni per iscritto. Per questo ad ogni post sul blog del Working Capital seguirà un breve articolo qui nel quale riporterò i miei apprezzamenti, dubbi, perplessità e consigli. Stay tuned!
17 apr
Andrew Keen non è mai stato un supporter del Web 2.0; ieri, intervistato da TechCrunch al Next Web di Amsterdam, ha manifestato particolare soddisfazione nel rivendicare le sue idee, dal momento che nell’ultimo mese si è iniziata ad accettare all’unanimità l’idea che il binomio 2.0 – business non s’ha da fare.
Durante l’intervista ha parlato di come, a suo modo di vedere, si orienterà la Rete: stop al social ed alla condivisione, in favore di un ritorno all’individualità. Ovviamente, quest’ultima, sarà mediata dagli strumenti offerti dalla modernità, primo fra tutti, Twitter.
Twitter può essere inteso, per l’appunto, come un servizio a senso unico, nel quale il proprietario di un account parla all’esterno. Ma non c’è scambio. E buona parte degli utenti, parlando con l’esterno, hanno piacere nel vedere incrementare il numero di Followers. C’è chi è più bravo, chi meno. C’è chi comunica meglio, ci proprio non sa farlo. Le persone in gamba da questo punto di vista riescono a creare, dietro di se’, una vera e propria audience. Ed il loro nome diventa un brand.
Twitter è unicamente un’esempio, utile però a delineare quello che Keane identifica come il futuro della Rete: una giungla ben più vasta di quanto non lo fosse 10 anni fa, nella quale non verrà più dato spazio alla condivisione (in quanto non-monetizzabile), ed i flussi di dati torneranno, proprio come 10 anni fa, a viaggiare in un’unica direzione, secondo però i più moderni strumenti.
4 dic
Autore: Pecciola
Sicuramente avrete sentito parlare di gOS : il sistema operativo basato su Linux che è diventato famoso l’anno scorso perchè era preinstallato sui gPC di Everex (PC da 199 dollari) che erano venduti dalla catena americana Wal-Mart. Proprio gli sviluppatori di gOS hanno da poco annunciato la grandissima novità Cloud che è, in pratica, un minisistema pensato per i laptop che si avvia in pochissimi secondi e permette l’accesso alle web application più usate.
Cloud è a tutti gli effetti un sistema operativo basato su browser scritto per i netbook che è stato presentato al Netbook World Summit il 1° dicembre a Parigi. Il browser integrato da Cloud Os è simile a Google Chrome nonostante non esista alcuna partnership con la società di Mountain View. Inoltre è dotatto di una barra simile a quella di Os X e un kernel Linux dall’avvio rapidissimo. (continua…)
26 set
Autore: Pecciola
Vinton Gray Cerf, famoso per essere considerato uno dei padri di Internet in relazione allo sviluppo dei protocolli di comunicazione Tcp/Ip, ha rilanciato l’allarme e questa volta in maniera chiara e preoccupata: gli indirizzi IP stanno finendo, e nel 2010 non ce ne saranno altri disponibili.
Le parole non lasciano dubbi. Da tempo, ormai, c’è la certezza assoluta che gli indirizzi che seguono lo standard attuale,l’Ipv4 ,non bastano considerato il sempre crescente numero di dispositivi che si affacciano al web. Per questo Icann ha già avviato la transizione a Ipv6.
Ma quali sono le differenze fra i due standard? La differenza sostanziale sta nella quantità: se Ipv4 garantisce circa 4 miliardi di indirizzi, Ipv6 raggiunge i 340 trilioni di trilioni di trilioni. Trattasi di numeri impronunciabili a meno che non si ricorra all’espressione 2^128. con l’adozione del nuovo protocollo, quindi, le perplessità di Cerf – motivate soprattutto dallo sviluppo esponenziale di Internet in Asia – scomparirebbero del tutto. Se tuto restasse come ora, invece, "è come se la rubrica Internet stesse finendo i numeri telefonici. E senza numeri nuovi, non puoi più avere utenti".
La cosa che crea dubbi a tutti gli internauti è che, se la soluzione esiste già e da molto tempo, perchè Cerf mostra così tanta preoccupazione?
La risposta è dovuta semplicemente ad una sorta di pigrizia: finché non si arriverà al punto critico (poco meno di due anni secondo le previsioni) nessuno muoverà un dito al riguardo. E’ chiaro che questa è la situazione in Europa e Stati Uniti; in Asia la sperimentazione è già avviata con sistemi operativi sono già pronti alla transizione che supportano Ipv6 da molti anni; si tratta soltanto di aggiornare o sostituire l’hardware. Insomma il primo passo possiamo farlo noi utenti : se dovessimo acquistare router o qualsiasi dispositivo di rete controlliamo la presenza del supporto a Ipv6.
19 ago
Nova Spivack, fondatore e CEO di Twine, ha terminato la sua riflessione su quello che, a suo modo di vedere, sarà il desktop del futuro. L’ articolo è interessante, e vediamo di riportarne e discuterne i tratti salienti.
Spivack ha spiegato che, negli anni scorsi, si era ipotizzato che il desktop del futuro fosse quello attuale, shiftato sul Web. I prodotti di questa convinzione sono stati i diversi sistemi operativi accessibili interamente via browser, i cosiddetti WebOS, ai quali si accede tramite login, dopo il quale si ha accesso a una schermata che riproduce quelle Linuxiane o Windowsiane, con desktop, barra dello Start, cartelle, e quant’ altro. Ebbene, i WebOS stanno tutti, con diverse modalità, fallendo, mettendo alla luce un importante aspetto: l’ utenza non richiede un desktop uguale al classico ma accessibile via browser, non vuole accedere ai propri dati online con le stesse modalità ed interfacce del PC classico.
Addirittura il desktop inteso come lo è da sempre è destinato a morire, sostituito dal browser. Effettivamente quello che chiamiamo "desktop" non è altro che una delle possibili prospettive dalle quali guardare i nostri dati; una prospettiva che, lo dimostrano i fallimenti dei WebOS, non attrae più. In quanto prospettiva, il desktop può pure essere una pagina web, contenente diversi collegamenti e contenuti; ed è questa l’ idea di Spivack; un desktop che non organizzi più le informazioni spazialmente (tramite cartelle, desktop, menu a tendina, ecc), ma piuttosto temporalmente (feed, timelines, blogging). Un desktop che assomigli ad un mix tra lettore feed ed un social network. Ci sarà ovviamente da ottimizzare la gestione della pubblicazione dei contenuti ricevuti dalla Rete, perchè questi crescono con sempre maggiore rapidità e frequenza, il che richiederà veri e propri cervelli-software da integrare nel nuovo desktop, affinchè vengano messe in risalto solo le informazioni ed i contenuti che realmente, o quantomeno con grande possibilità, possano interessare l’ utente. A questo punto Spivack si è lasciato andare a previsioni piuttosto avvenieristiche e fantascientifiche, che magari arriveranno, ma per le quali ci sarà ancora un po’ da aspettare, e che quindi non ho trovato interessantissime,s e non utili a far venire la bava alla bocca.
Interessante invece il discorso relativo a come sarà strutturata la gestione delle cartelle. E’ già in dirittura d’ arrivo, a quanto pare, il percorso di vita delle cartelle condivise, che verranno sostituite da simil-wiki alle quali chiunque abbia accesso potrà contribuire, inserendo contenuti, testi, ecc. Ogni locazione sarà poi accessibile tramite un link, che basterà distribuire agli interessati che, se aventi chiave di accesso, potranno modificarle.
Insomma, il desktop del futuro sarà quel prodotto di tanti servizi messi insieme, attualmente concepiti come separati: sarà sociale, gestito da un’ intelligenza artificiale, in grado di fornire una grande mole di informazioni, accessibile da ogni dispositivo, personalizzabile e dinamico. Questa l’ idea di Spivack; voi, cosa ne pensate? Quale sarebbe il vostro perfetto desktop del futuro?