DelfinsBlog (Guido Arata)

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Anche Google cinguetta

We are very excited to announce that we have reached an agreement with Twitter to include their updates in our search results.” Marissa Meyer (Vice President of Search Product and User Experience at the search engine company Google)

Da Googlisti

Google ha lanciato da poche ore un nuovo prodotto, SideWiki. Si tratta di una piccola estensione della Google Toolbar, che permetterà a chiunque di scrivere commenti a riguardo della pagina web che si sta visitando. Questi verranno letti da tutti coloro che si recheranno in futuro sulla stessa pagina (e che avranno SideWiki attivo, of course).

Uno strumento fortemente social? Certo, social, utile, piccolo e poco invadente. Ma.

Ma commentare una pagina web con SideWiki vuol dire consegnare a Google ed ai suoi archivi il nostro commento. Fino ad ora - se la pagina lo permette - noi commentiamo e il nostro contributo finisce nei database del proprietario della pagina. Con SideWiki non è più così, e quindi Google arriva a papparsi tutti i nostri commenti, che almeno da un punto di vista etico dovrebbero appartenere al proprietario della pagina (o al massimo a noi autori).

Ma chiaramente, per quanto riguarda certe pagine, i commenti saranno molti, moltissimi. E Google fa sapere che SideWiki li organizzerà in base ad un nuovo algoritmo grazie al quale riuscirà a mettere in risalto i migliori. Questo significa che nasceranno linee guida del tipo “come fare apparire in cima il proprio commento su SideWiki”, ed i commenti più furbi potrebbero sovrastare quelli dell’utente poco scafato in Rete ma il cui contributo sarebbe stato importante.

Ed il brutto è che avrà presa sull’utenza, perchè se per commentare un post di un blog bisogna inserire i canonici campi Nome, Cognome, Sito Web, ecc, per farlo con SideWiki basta scrivere il nostro commento, i dati se li ricorda lui. E’ poco, esistono plugin per Firefox che già lo fanno, ma non so se basterà questo a limitarne la diffusione.

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  • Gioco di alleanze: si mescolano le carte

    Quando a trascinare l’innovazione nel mondo erano in due, Apple e Microsoft non potevano che prendersi a sportellate. Ma oggi il colosso Google ha spaccato il dualismo che ha caratterizzato gli anni Novanta. Cosa è cambiato? Che come nelle più classiche delle battaglie a tre, due si alleano ed uno soffre.

    Fino a pochi giorni fa alleate erano Apple e Google, con forti ingerenze di Google all’interno del consiglio di amministazione di Cupertino. Microsoft si è trovata in difficoltà, ed ha perso terreno.

    Oggi questa alleanza scricchiola, a tal punto da indurre Eric Schimdt, in passato tanto AD Google quanto membro del consiglio di amministrazione Apple, a rinunciare alla mela presentando le sue dimissioni. Certo, l’antistrust aveva adocchiato questa sospetta eccessiva vicinanza, e continuarla sarebbe stato pericoloso. Ma a fare pensare che dietro ci sia anche “qualcos’altro” sono le sibilline parole di Steve Jobs: “Schimdt ha dovuto cedere la sua posizione nel consiglio di amministrazione Apple perchè i progetti di Google (Android, Chrome) sono sempre più ambiziosi ed ormai interni al core business di Apple; questo lo avrebbe portato troppe volte a dover decidere da che parte stare“. Parole che richiamano sì al conflitto d’interessi, ma che lasciano intendere fra le righe che Apple e Google sono ormai impegnati su fronti comuni, in qualità di concorrenti (Chrome - Safari, Android - MacOS, cellulari Android - iPhone, Chrome OS - MacOS).

    La strada sembra essere nuovamente quella di tre superpotenze le une contro le altre. Ma questa situazione, si sa, dura sempre molto poco. Ed allora c’è spazio per nuovi scenari.

    Google Chrome impara a tradurre l’HTML5

    E’ arrivata una nuova, l’ennesima, versione beta di Google Chrome, ed ancora una volta le prime impressioni sono più che positive.

    Oltre a migliorie grafiche (perchè anche l’occhio vuole la sua parte), Chrome risulta più veloce nell’apertura di siti web carichi di JavaScript e fronzoli in Silverlight, ed offre il pieno supporto all’ HTML5.

    Quest’ultima novità apre importanti scenari in quanto l’HTML5 offre un livello avanzato di gestione dei contenuti video, in maniera tale che vengano trattati dal browser sempre più come i più classici elementi caratteristici delle pagine web (links, immagini, ecc). Per non contare che tra i concorrenti, soltanto Firefox 3.5 Beta è in grado di offrirne il supporto.

    Mi piace sempre di più.

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  • Filed under: Google
  • Google Voice

    Vincenzo Gentile su Punto Informatico mi fa venire l’acquolina in bocca con questa sua anteprima di Google Voice.

    Direi che si aprono scenari quantomeno interessanti