DelfinsBlog (Guido Arata)

Strategie Web, gestione di progetti, business

Ieri Google ha annunciato che nei prossimi mesi arriverà Chrome Web, un vero e proprio App Store per le applicazioni web integrabili nel browser. A primo impatto la cosa sembra limitarsi al browser, e di conseguenza la reazione può essere: “Un negozio di plugin per browser?? Bleah non funzionerà mai.” Vero. Ma ve la butto giù diversamente: “un App Store per Chrome OS” – il sistema operativo di Google che sarà qualcosa come un grande browser, che per funzionare non chiede altro che la connettività . Suona meglio? A me decisamente sì.

Come l’App Store di Apple è Lo store per eccellenza per le applicazioni mobile (e di conseguenza l’iPhone è La piattaforma per eccellenza per le applicazioni mobile), Google sta creando Lo store per applicazioni Web, fruibili da Il sistema operativo online per eccellenza: Chrome OS.

I numeri – tratti da Luca – parlano da soli: YouTube – con Google – ha portato la TV su Internet. Ovviamente non l’ha portata pari-pari, ha trasferito la televisione sulla piattaforma Web trovandole una collocazione, dinamiche di fruizione e ad aspetti “secondari” diversi da quelli dello scatolotto (ormai sottiletta) che abbiamo in salotto.

Di recente Google all’ I/O Conference di San Francisco ha parlato di Google TV. In Italia arriverà a Natale 2010, ma verrà ultimata e resa stabile (ed opensource) a 2011 inoltrato. L’obiettivo è fare il contrario di quanto fatto negli scorsi 5 anni: portare Internet sulla televisione. Chi ci ha provato ha fallito, e sta fallendo. L’errore? Non inventare niente di nuovo, bensì limitarsi a trasferire su di un LCD quanto è sul monitor. Non funziona. Come se Google avesse fatto di YouTube un portale per guardare la RAI e Mediaset.

Bisogna anche in questo caso inventare il binomio Internet – televisione. Senno non si andrà da nessuna parte. E sono curioso di cosa si è inventato Google.

Il 12 Aprile verrà presentato al pubblico Visual Studio 2010. Grazie ad Andrea di MS Italia ho in mano da qualche settimana il DVD dell’ambiente di sviluppo Microsoft, ed ho così potuto provarlo.

Il primo impatto è stato piuttosto sconcertante: installazione lunghissima, spazio su disco occupato pari a 7GB, davvero lento il primo avvio dell’ambiente. Ma dal secondo avvio tutto fila più liscio, ed è possibile apprezzare le migliorie che si porta con se questa versione 2010.

Scrivere il codice è decisamente più intuitivo grazie ai frequenti ed esaurienti suggerimenti offerti dall’editor. Il Debugging funziona bene, e sembra di stare su di un altro pianeta dopo che da qualche mese ho smanettato con PHP, Python, C++. Senza limitarmi ad osservare la versione 2010 nello specifico, quello che davvero è il valore aggiunto dell’ambiente di sviluppo Microsoft è il debugger. Non c’è confronto.

Non conoscendo il Silverlight non ho ancora avuto modo di testare a dovere un altro punto di forza di Visual Studio 2010, ossia la possibilità di compilare l’applicazione per la fruizione da browser,da locale, da cellulare, indipendentemente da come questa sia stata sviluppata. Una bella comodità.

Mentre i precedenti Visual Studio manifestavano qualche fastidiosissimo problema di instabilità (come crash improvvisi) niente di tutto ciò si è ancora verificato sul 2010.

Alberto segnala la nascita di due network di informazione iperlocale italiana: Percittà e CityNews. Dove per “iperlocale” si intende un’area geografica decisamente ristretta, un comune per esempio.

Sono fermamente convinto che il mercato per portali di informazione iperlocale gratuita e di qualità ci sia. A patto che l’informazione prodotta dia davvero focalizzata su un’area ristretta, e che si tratti di un’informazione continuativa, approfondita, giornalistica. Ma da questa convinzione mi sorgono dei dubbi.

Perché si possa dar vita alla suddetta tipologia di informazione, è necessario un team con sede in ciascuna area iperlocale. Questo ha dei costi. Pensare di poter  aggirare il problema offrendo agli autori di ogni zona soluzioni di revenue-sharing sarà ben presto destinato a scontrarsi con la realtà: i ricavi i primi mesi non arrivano, i membri del team non vedono utilità economica in quello che fanno ed iniziano a dedicarcisi sempre meno. Finchè non chiedono di poter abbandonare la cosa. Trovarne degli altri non sarà difficile, vero. Ma il problema sorge in questa pausa, che seppure breve, intacca la qualità dell’informazione elargita di cui ho parlato sopra. Moltiplichiamo queste situazioni per 2-3-4-10 blog iperlocali e vediamo un network in difficoltà che non riuscirà ad affermarsi. Vi dice niente Blogolandia?

Attenzione, non penso che – in un simil progetto – il modello pubblicitario non sia un valido modello di business, tutt’altro: il blog iperlocale è a mio avviso la risorsa che meglio si addice ad un modello di business incentrato sull’advertising, perchè gli inserzionisti sono persone del luogo, fidelizzabili, e spaziano dal macellaio, all’edicolante, alla piccola azienda, alla pizzeria (e qui capite perché qualche paragrafo sopra ho sottolineato l’importanza di focalizzare il raggio di azione del blog ad un’area ristrettissima del territorio). E’ un modello di business che perseguirei. Quello che non funziona è il modello finora sempre adottato per la gestione e la retribuzione dei team iperlocali. Va trovata una strada diversa per raggiungere l’obiettivo.

Non so come si siano o si vogliano organizzare CityNews e Percittà, ma ho pensato di offrire loro le mie riflessioni circa un mercato interessante e difficile, che si apprestano a calcare. Auguri

L’iPad è monco

Da almeno un anno al rete era impazzita dietro a foto esclusive, soffiate e conferme circa la tavoletta di Apple. Da circa 3 mesi posizionarsi bene su Google per parole chiave del tipo “iPad”, “iTab” sistemava le finanze mensili dei web editor di turno. Poi è arrivato. Non sono mai entrato in merito al gingillo, ne prima ne durante la sua presentazione ufficiale, ed ora, a mente fredda, mi piace dire la mia.

L’iPad è monco. E’ monco di USB, è monco di uno schermo degno del 2010, è monco del multitasking. E’ “monco” come “monco” avevo definito il primo iPhone? Nono, molto di più. Perchè se sull’iPhone il mancato multi-tasking (possibilità di aprire e tenere aperte più applicazioni in contemporanea) poteva aver senso in ottica di risparmio energetico, sill’iPad questo non è accettabile. Su un dispositivo da 24×18 cm non possiamo non poter tenere aperte più applicazioni in contemporanea. No.

Poi manca la presa USB. E’ mica poco, considerando che ormai è più facile trovare in una tasca di giubbotto una chiavetta USB piuttosto di una penna stilo. Conversazione a due: “Ti passo questo file, tieni la chiavetta” – “No, guarda sai io sono il più figo, ho l’iPad, non ce l’ho l’USB, torna quando avrai messo il tuo banale documento su un dispositivo che trasmetta via Bluetooth..pezzente“. Maddai.

Siamo nel 2010. Era dell’HD, dei mega schermi e del 3D. E Cupertino non sa sfornare di meglio che uno schermo da 1.024×768 pixel di massima risoluzione. Ce l’avevo nel 2001 io quella risoluzione. E poi si spaccia come concorrente degli eBook Reader. Che i fanatici ed i fighetti possano leggerci su i loro libri non ne ho dubbi, ma che la qualità di lettura di un Kindle sia di un altro pianeta neppure.

Sarà fighissimo, darà troppa soddisfazione tenerlo in mano e remenare con il dito sul multitouch. Ma giuro che questo iPad non lo comprerei per 200 euro. Ho detto “questo”, perchè ce ne saranno degli altri. Ma questo è il primo, e non merita. Non merita.

Guido Arata

Guido Arata collabora con Jack (mensile edito Gruner+Jahr/Mondadori), Il Sole24Ore, Telecom Italia. Esperto di comunicazione web cura il blog Tweetblog per Blogosfere, e gestisce il canale Blog del portale JackTech. L'esperienza maturata sul campo lo porta ad essere startupper e web project manager


Puoi seguirmi qui:

Feed RSS Twitter Facebook FriendFeed Linkedin Vimeo


Recensioni su PC
Le migliori recensioni: Componenti Hardware Periferiche per Computer
Ricerca Prodotti: