DelfinsBlog (Guido Arata)

Strategie Web, gestione di progetti, business

Al Festival Internazionale del Giornalismo c’è stato un bel panel volto a presentare alcune attività editoriali online che per qualche motivo possono considerarsi “diverse” da quelle canoniche. Esperimenti. Non entro nel merito di uno o dell’altro progetto, quello che è stato interessante è stato vedere i fautori di iniziative editoriali diverse confrontarsi sui fattori di diversità che intercorrono tra i loro progetti, per mezzo di argomentazioni decise, ponderate, sensate. Insomma, ognuno era preparato su quello che sosteneva, convinto. Fatta questa piccola introduzione mi addentro nel dibattito che più ha acceso la sala: il modello di business. E lo faccio entrando nel merito di una possibile strada.

Paola Bacchiddu di Linkiesta ha infatti rivelato di avere in mente per il suo portale un modello fremium, dove i contenuti più elaborati vengono fatti pagare ai lettori. Questa affermazione ha scaldato la sala. Bene, io sono convinto che il modello dei contenuti a pagamento possa esistere, ma non per l’acquisto di un blog post. Non c’è possibilità di vendere un articolo. C’è però possibilità di vendere un prodotto editoriale, che si ripresenta con cadenza settimanale/mensile/ecc e composto da più argomenti elaborati ed aggregati in maniera sensata ed intelligente. Questo è un prodotto vendibile in Rete.

Dire che se si scrive un contenuto di alta qualità per una nicchia (esempio: il mercato della Moldavia), questo è facilmente vendibile in rete perchè ci sarà chi per professione necessita di monitorare quei mercati e quindi è disposto a pagare quel contenuto è una cosa sensata. Ma sul singolo contenuto non funziona. Funziona invece produrre un contenuto elaborato, composto da più articoli di qualità, aggregati tra loro in maniera intelligente. Fruibile magari in diversi formati, da podcast a formato tablet/iPad, e fruibile da mobile. Questo se il contenuto merita, può funzionare.

Qualche giorno fa ho avuto la possibilità di giocare per 2 giorni con l’iPad. E’ figo, e non è manco da metterlo in discussione. Però da buon pseudo-Ingegnere Informatico, bisogna andare oltre alla figaggine. E l’ho analizzato per bene, perchè mi piacerebbe in questi mesi comprarmi o un nuovo smartphone o appunto un tablet. Quindi mi interessava personalmente. Ella fine, l’iPad non p la soluzione giusta.

Con l’iPad entri in un corridoio strettissimo, dominato da Apple. Non puoi fare altro che la Apple non voglia farti fare. Tutto funziona tramite Apps, non hai modo di avvicinarti al sistema più a basso livello. Se Apple non ti fa fare qualcosa, tu quella cosa non la fai, punto. Quindi avere l’iPad costringe a consegnare le chiavi della propria attività ad Apple. Poco male per chi deve usarlo “solo” per gestire account Facebook, Twitter, e leggere qualche blog/giornale. Ma con 700 euro, voglio un giochino che mi permetta di fare di più. Ovvio, posso mettermi a sviluppare le mie Apps iPad, ma devo comunque passare per Apple, senno non vanno nello Store.

Accantonata l’idea iPad, ecco che Samsung annuncia l’arrivo sul mercato ad Ottobre del Samsung Galaxy Tab. Lì c’è il nuovo Android. Dicono che come potenzialità, bellezza e funzioni sia come l’iPad. Ma è opensource. Lì sarebbero 700 euro che non mi chiudono in un corridoio, bensì mi aprono un mondo, che mi gestisco io.

Ieri Google ha annunciato che nei prossimi mesi arriverà Chrome Web, un vero e proprio App Store per le applicazioni web integrabili nel browser. A primo impatto la cosa sembra limitarsi al browser, e di conseguenza la reazione può essere: “Un negozio di plugin per browser?? Bleah non funzionerà mai.” Vero. Ma ve la butto giù diversamente: “un App Store per Chrome OS” – il sistema operativo di Google che sarà qualcosa come un grande browser, che per funzionare non chiede altro che la connettività . Suona meglio? A me decisamente sì.

Come l’App Store di Apple è Lo store per eccellenza per le applicazioni mobile (e di conseguenza l’iPhone è La piattaforma per eccellenza per le applicazioni mobile), Google sta creando Lo store per applicazioni Web, fruibili da Il sistema operativo online per eccellenza: Chrome OS.

I numeri – tratti da Luca – parlano da soli: YouTube – con Google – ha portato la TV su Internet. Ovviamente non l’ha portata pari-pari, ha trasferito la televisione sulla piattaforma Web trovandole una collocazione, dinamiche di fruizione e ad aspetti “secondari” diversi da quelli dello scatolotto (ormai sottiletta) che abbiamo in salotto.

Di recente Google all’ I/O Conference di San Francisco ha parlato di Google TV. In Italia arriverà a Natale 2010, ma verrà ultimata e resa stabile (ed opensource) a 2011 inoltrato. L’obiettivo è fare il contrario di quanto fatto negli scorsi 5 anni: portare Internet sulla televisione. Chi ci ha provato ha fallito, e sta fallendo. L’errore? Non inventare niente di nuovo, bensì limitarsi a trasferire su di un LCD quanto è sul monitor. Non funziona. Come se Google avesse fatto di YouTube un portale per guardare la RAI e Mediaset.

Bisogna anche in questo caso inventare il binomio Internet – televisione. Senno non si andrà da nessuna parte. E sono curioso di cosa si è inventato Google.

Il 12 Aprile verrà presentato al pubblico Visual Studio 2010. Grazie ad Andrea di MS Italia ho in mano da qualche settimana il DVD dell’ambiente di sviluppo Microsoft, ed ho così potuto provarlo.

Il primo impatto è stato piuttosto sconcertante: installazione lunghissima, spazio su disco occupato pari a 7GB, davvero lento il primo avvio dell’ambiente. Ma dal secondo avvio tutto fila più liscio, ed è possibile apprezzare le migliorie che si porta con se questa versione 2010.

Scrivere il codice è decisamente più intuitivo grazie ai frequenti ed esaurienti suggerimenti offerti dall’editor. Il Debugging funziona bene, e sembra di stare su di un altro pianeta dopo che da qualche mese ho smanettato con PHP, Python, C++. Senza limitarmi ad osservare la versione 2010 nello specifico, quello che davvero è il valore aggiunto dell’ambiente di sviluppo Microsoft è il debugger. Non c’è confronto.

Non conoscendo il Silverlight non ho ancora avuto modo di testare a dovere un altro punto di forza di Visual Studio 2010, ossia la possibilità di compilare l’applicazione per la fruizione da browser,da locale, da cellulare, indipendentemente da come questa sia stata sviluppata. Una bella comodità.

Mentre i precedenti Visual Studio manifestavano qualche fastidiosissimo problema di instabilità (come crash improvvisi) niente di tutto ciò si è ancora verificato sul 2010.

Guido Arata

Guido Arata collabora con Banzai (Liquida e Studenti.it), Jack (mensile edito Gruner+Jahr/Mondadori), Il Sole24Ore, Telecom Italia. Studia Ingegneria Informatica. Cura il blog Tweetblog per Blogosfere, e gestisce il canale Blog del portale JackTech. L'esperienza maturata sul campo lo porta ad essere Social Media Strategist e Web Project Manager


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